Scienze sociali

Luigi Bolognesi (Ferrara 1843 - Roma 1907), Busto di Luigi Borsari, 1892; marmo, cm 70 x 65 x 40; Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea Luigi Bolognesi (Ferrara 1843 - Roma 1907), Busto di Luigi Borsari, 1892; marmo, cm 70 x 65 x 40; Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea

L’ultimo scorcio del Settecento rappresenta per Ferrara un momento di svolta, contrassegnato da importanti novità anche nel settore delle scienze giuridiche. Nel nuovo clima determinato dall’arrivo dei francesi e dalla nascita della Repubblica Cispadana venne istituita infatti la prima cattedra in Europa di diritto costituzionale, affidata al versatile giurista, letterato e poligrafo di Lugo Giuseppe Compagnoni (1754-1833). Nonostante il corso fosse svolto solo nel maggio-giugno 1797, ne scaturì il primo manuale di diritto costituzionale, pubblicato quello stesso anno col titolo Elementi di diritto costituzionale democratico. Numerosi sono gli spunti innovativi dell’opera, che al sistema istituzionale dello Stato della Chiesa, basato sulla diseguaglianza e l’oppressione, contrappone l’esaltazione dei diritti di libertà e uguaglianza. Convinto che i fattori identificativi di un popolo siano la lingua e il territorio comune, Compagnoni esorta gli italiani a garantirsi la libertà attraverso l’unione in una sola nazione; caldeggia, sulla scia delle idee francesi, una democrazia rappresentativa in cui soltanto il popolo sia sovrano e i poteri siano separati; prevede un diritto di petizione dei cittadini per ottenere l’emanazione di nuove leggi o la revoca di quelle esistenti (una sorta di referendum); assume una posizione assolutamente contraria alla pena di morte in nome dei diritti individuali inviolabili. Alcune di queste idee furono rilanciate nel 1798 anche nel vivace Circolo costituzionale attivo in città, nel quale si tenevano discorsi pubblici documentati dal «Giornale del Basso Po».

Dopo che negli anni napoleonici l’Università cittadina fu declassata a Liceo, durante la Restaurazione le scienze sociali nel complesso risentirono della sostanziale arretratezza della ricostituita Università pontificia. Mancavano, ad esempio, cattedre di economia politica o filosofia del diritto; lo studio del diritto, in lingua latina secondo le prescrizioni della bolla Quod divina sapientia del 1824, era circoscritto a poche cattedre (di diritto canonico, civile e criminale) e mirava soprattutto alla formazione pratica dei professionisti. Il corpo docente era costituito per lo più da avvocati privi di pubblicazioni scientifiche propriamente giuridiche, animati però da vasti interessi culturali e da un forte impegno civile, come Francesco Mayr (1801-1883) e Camillo Laderchi (1800-1867): entrambi si distinsero per una fitta produzione di pamphlets e opuscoli diretti a orientare l’opinione pubblica in senso liberale, dedicati a questioni quali la libertà di stampa, i rapporti fra Stato e Chiesa, la necessità di riforme istituzionali. A Mayr, in particolare, si deve la fondazione nel 1848 della «Gazzetta di Ferrara. Foglio politico, scientifico, letterario», di orientamento liberale, sul quale molte altre questioni politico-istituzionali furono dibattute dalle migliori intelligenze cittadine.

In questo clima si ebbe qualche indagine economica o statistica solo grazie a studi coltivati individualmente. Oltre alle figure di Filippo Maria Deliliers e Andrea Casazza, entrambi esperti della realtà economica prevalentemente agricola del territorio ferrarese, merita una menzione particolare Gaetano Recchi (1797-1856), teorico della libertà degli scambi e di una lega doganale italiana. Il suo liberismo economico, di matrice romagnosiana, si intesseva sempre di temi politici e aspirazioni nazionalistiche: in questa prospettiva la lega doganale diveniva per lui un primo passo per risolvere i problemi politici dell’Italia e favorire il processo di unificazione nazionale. Anche la sua proposta di istituire una società per la costruzione delle strade ferrate nello Stato pontificio andava nella direzione di creare una rete ferroviaria nel complessivo interesse italiano. Recchi ebbe tra l’altro un ruolo determinante nella fondazione e gestione della Cassa di Risparmio cittadina.

L’unica felice eccezione alla mancanza di approfondimenti scientifici in campo giuridico è rappresentata da Luigi Borsari (1804-1887), sicuramente uno dei maggiori giuristi dell’Ottocento italiano. Avvocato, uomo politico, poi magistrato dopo l’Unità, Borsari insegnò nella facoltà legale ferrarese dal 1845 al 1850, quando fu allontanato, nel clima di repressione successivo agli avvenimenti del ’48-49, per aver sostenuto l’emancipazione degli ebrei in un opuscolo del 1848. Negli anni della sua emarginazione Borsari pubblicò a Ferrara due lavori imponenti: uno dal taglio storico-giuridico su Il contratto d’enfiteusi (1850), comprendente anche un’analisi della peculiare enfiteusi ferrarese; e uno del 1856 sulla giurisprudenza ipotecaria dei diversi Stati italiani, in cui la comparazione era finalizzata alla ricerca di principî generali validi per tutta la penisola. Lasciata Ferrara, Borsari scrisse, oltre al notevole volume Della azione penale (1866), i commentari a diversi Codici (civile, di procedura civile e di commercio) dell’Italia unita. Il taglio esegetico di questi commenti ai testi legislativi è tutt’altro che una passiva esplicazione della volontà del legislatore: formatosi in una terra in cui il diritto romano era rimasto in vigore fino all’Unità come diritto comune, Borsari nei suoi lavori filtra sempre i Codici attraverso i principî della plurisecolare tradizione giuridica italiana. Egli, inoltre, si diceva convinto che la scienza giuridica dovesse coniugarsi con il progresso delle scienze sociali, in vista dell’auspicabile impegno dei giuristi nella gestione della cosa pubblica.

L’Unità d’Italia favorì un salto qualitativo degli studi statistici, ora non più limitati all’ambito agrario. Grazie al censimento del 1861 e alla istituzione nel 1866 degli Uffici comunali di stato civile fu possibile al segretario comunale Dino Pesci pubblicare nel 1869 la Statistica del Comune di Ferrara, col preciso intento di raccogliere scientificamente tutti i dati necessari al miglioramento delle condizioni economiche e amministrative della città; analoga iniziativa si ebbe per la Provincia ad opera del prefetto Giacinto Scelsi nel 1875. Nel frattempo l’Università di Ferrara si andava riorganizzando come “Università libera”, non dipendente dallo Stato ma dal Comune. Ciò portò di fatto a un localismo testimoniato dalla composizione del corpo docente, fortemente legato alla classe politica e al ceto forense cittadino. Emblematiche si possono considerare le figure di Giovanni Martinelli (1841-1919) e Giorgio Turbiglio (1844-1918), entrambi avvocati impegnati nelle istituzioni locali e nel Parlamento nazionale: privo il primo di una precisa collocazione disciplinare, al punto da ricoprire cattedre di materie disparate; penalista il secondo, ma del tutto mancante di produzione scientifica. Fino alla fine del secolo quasi sempre i docenti corrispondono a questo modello, ad eccezione di qualche personaggio poliedrico come il piemontese Ignazio Scarabelli (1842-1914): titolare della cattedra di Economia politica, nel corso degli anni abbandonò il liberismo del suo maestro Francesco Ferrara per avvicinarsi al socialismo. In diversi suoi lavori egli richiamò la necessità di conciliare il progresso economico con la questione sociale delle classi meno abbienti, muovendosi su un terreno comune a diritto, economia e scienza politica.

Solo tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento la Facoltà di Giurisprudenza cambiò fisionomia, allentando gradualmente il legame con la classe dirigente locale. Sempre più spesso i docenti furono giovani giuristi chiamati da fuori e ben inseriti nei dibattiti scientifici delle rispettive discipline. Nomi di grande rilievo insegnarono così a Ferrara all’inizio della loro carriera, come i penalisti Vincenzo Manzini e Arturo Rocco, il filosofo del diritto Giorgio del Vecchio, lo storico del diritto Melchiorre Roberti e altri. La Facoltà dette segni di vitalità anche con l’attivazione di un insegnamento di Antropologia criminale nel 1899 e di un corso di Polizia scientifica (1902-1906) volto a formare operatori nel campo della giustizia, nato dalla collaborazione tra medici e giuristi. All’ultimo decennio dell’Ottocento risalgono inoltre le più importanti opere scientifiche di Pietro Sitta (1866-1847), prima che iniziasse la sua intensa carriera politica e come rettore. Economista, Sitta si interessò di statistica, demografia, scienza delle finanze. I suoi contributi più importanti sono però legati alla storia dell’economia ferrarese, in particolare alle istituzioni finanziarie del Ducato estense e alle corporazioni cittadine di arti e mestieri tra Medioevo ed Età moderna.

Fuori dal contesto accademico spicca infine la personalità di Pietro Niccolini (1866-1939), uomo politico dai vasti interessi culturali, che nel principio del XX secolo (1907) pubblicò un importante studio sulla questione agraria nella provincia di Ferrara, analizzandone i complessi aspetti giuridici, economici, sociali e politici.

FDU, 2011

Bibliografia

Emanuele Morselli, Pietro Sitta e le sue opere economiche, Ferrara, SAIG, 1948; Italo Mereu, Giuseppe Compagnoni primo costituzionalista d’Europa, Ferrara, De Salvia, 19722; Luigi Davide Mantovani, Profilo biografico di Gaetano Recchi, in Gaetano Recchi nel bicentenario della nascita, Atti del convegno promosso dall’Accademia delle Scienze di Ferrara, Fondazione Cassa di Risparmio, Ferrara, TLA Editrice, 2000, pp. 9-61; Giovanni Cazzetta, La Facoltà di giurisprudenza nella Libera Università di Ferrara (1860-1942), «Annali di Storia delle Università Italiane», VIII, 2004, pp. 183-211; Francesco D’Urso, Gli avvocati liberali a Ferrara e l’Unità d’Italia, in Avvocati che fecero l’Italia, a cura di Guido Alpa, Gian Savino Pene Vidari, Stefano Borsacchi, Bologna, il Mulino, 2011, pp. 409-435.

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