Storici e storie

Un estratto dagli "Atti e memorie" della Deputazione ferrarese di storia patria Un estratto dagli "Atti e memorie" della Deputazione ferrarese di storia patria collezione privata

L’Ottocento è il secolo della storiografia. Attraverso una rifondazione empirica, con un riferimento costitutivo ai documenti del passato, ma anche grazie alla nascita della “Storia” come singolare collettivo, somma della pluralità di storie, nel corso del secolo lo studio della storia diventa un campo della produzione culturale autonomo dalle generalità filosofiche, giuridiche e teologiche e dal ruolo subordinato di deposito di esempi per questi saperi. Nuove fonti e nuovi metodi trovano un coronamento con la professionalizzazione del mestiere di storico, legato all’avvento dello Stato nazionale e alla crescita delle università: nasce una nuova comunità scientifica, con norme e riti specifici, codificati da associazioni e riviste. A fine secolo, tuttavia, si produce una rottura nel campo storiografico, destinata a riprodursi costantemente, fra la tradizione politico-istituzionale e le innovazioni dettate dal dialogo con le scienze sociali e dalle pressioni dei movimenti sociali e della società di massa.

La storiografia italiana disegna un percorso specifico, meno avanzato delle esperienze tedesche o francesi, ma segnato dagli stessi processi: anche la resistenza di forme erudite ed eclettiche di sapere non è il portato dell’“arretratezza” ma un fenomeno europeo. Le grandi trasformazioni del secolo giungono invece a Ferrara alquanto attutite. Anche per l’assenza di cattedre universitarie non si producono scuole o singoli studiosi di vaglia, nemmeno, come accade in altri campi culturali per migrazione verso poli nazionali o europei. La storiografia resta un’attività coltivata nel tempo libero da bibliotecari e archivisti, da insegnanti e funzionari, da ecclesiastici, professionisti e possidenti, borghesi o nobili. Si concentra su temi locali e contribuisce alla costruzione di una memoria che si nutre della celebrazione delle passate glorie e dei grandi uomini della città e del suo territorio. Contribuiscono a questa costruzione anche le storiografie culturali-settoriali (come arti figurative e letteratura), la cui trattazione esula da questa voce. La storiografia ferrarese è un caso minore, ma questo non significa che non si registrino mutamenti e che non vi siano testimonianze delle innovazioni europee e nazionali: l’attenzione al documento permette la transizione, o meglio la commistione, fra tradizione erudita e nuovo culto “positivo” delle fonti e dei fatti; la nuova cornice nazionale risignifica la storia municipale preunitaria e affida una missione civile alla storiografia; la lotta politica lascia il segno, non più sotto forma di censura e di ossequio ai regnanti di turno, ma come promozione e uso degli studi storici al fine della produzione del consenso, ed è evidente soprattutto nelle generazioni di storici-patrioti, liberali e poi risorgimentali, ma si segnala anche nelle aperture al “sociale” degli studiosi democratici.

Il XIX secolo si era aperto con la scomparsa di Antonio Frizzi (1736-1800), uno dei più importanti intellettuali ferraresi del Settecento. Fino alla morte aveva vergato le note del suo Diario, edito solo nel 1857, per «tenere registro» delle «tante e sì grandi cose» accadute a Ferrara a partire dalla «strepitosa invasion Francese», alla quale non aveva certo guardato con favore. Quegli appunti rappresentavano la continuazione delle ponderose Memorie per la storia di Ferrara, edite in quattro tomi a fine secolo (1791-1796 - il quinto volume uscì postumo nel 1809) e concepite come raccolta di informazioni («fonte [...] ove attingere l’erudite cognizioni delle patrie antichità»), un semplice “ripiego” in attesa di una «storia completa, critica, e fedele». Tuttavia le Memorie, ispirate all’esempio di Muratori, spingevano materia, documentazione ed esposizione ben oltre la tradizione locale e la cronachistica del Diario ferrarese che lo stesso Frizzi aveva redatto fra 1775 e 1777. Si aprivano con una serie di considerazioni tematiche sulla natura del territorio e sulle origini dei suoi primi abitatori, proseguivano con la nascita della città fino alle soglie della signoria, si occupavano quindi largamente del periodo estense e si chiudevano con un volume dedicato al periodo pontificio. Laureato in legge e appassionato verseggiatore (autore anche di un poemetto in onore della salama da sugo, La salameide, 1772), Frizzi era stato per tutta la vita pubblico funzionario, soprattutto segretario del municipio e addetto all’archivio comunale, ma aveva riordinato anche le carte di importanti famiglie ferraresi e pubblicato nel 1787 una guida della città.

Le Memorie e il Diario di Frizzi continuavano una tradizione che non si interruppe nel XIX secolo: senza contare i manoscritti, basti menzionare che Roveri e Fiorentini compilarono degli Annali ferraresi fra 1830 e 1880 (1881), Fabiani diede alle stampe delle Memorie per il periodo 1815-1895 (1896), ma disponiamo anche di Memorie per Argenta (Bertoldi, 1800 e Bandi, 1868), Pontelagoscuro (anonime, 1801 e Bedani, 1898), Portomaggiore (De Stefani, 1863 e Mezzogori, 1864), Cento (Orsini-Vicini, 1904) e Massafiscaglia (Grassi, 1909). Anche la comunità ebraica ebbe le proprie Memorie (Pesaro, 1878-1880). L’opera di Frizzi rappresentò un modello, o comunque un riferimento e un deposito di notizie per buona parte del secolo. Criticamente vi si riferisce il Compendio di Manini Ferranti (1808), vi attingono le compilazioni Bertoldi (Dei diversi dominj a’ quali è stata soggetta Ferrara, 1817 e Vescovi ed arcivescovi di Ferrara, 1818 – ma all’autore si devono anche utili Memorie per la storia del Reno, 1807), mentre le riprende e sintetizza Conti (La fiera Ferrara, 1845-1850 – autore anche di una Illustrazione delle più importanti famiglie ferraresi, 1852), tanto da spingere ad una riedizione dell’opera di Frizzi (1847-1848). Ancora nel 1864, Luigi Napoleone Cittadella (1806-1877), un altro impiegato municipale che dal 1862 era stato nominato bibliotecario e archivista comunale, raccolse una serie di Notizie, «miscuglio di cose patrie» raccolte per temi e restituite in ordine alfabetico, da “Amministrazione” a “Zecca”. Erano il risultato delle scorrerie archivistiche dello studioso locale più in vista, cooptato nel 1860 nella Deputazione di storia patria per le province di Romagna e membro di molte società storiche, non solo nazionali.

Dopo l’Unità l’apertura dell’accesso agli archivi, di contro alla guardinga segretezza preunitaria, stimolò ricerche e pubblicazioni. Il culto del documento produsse nel 1891 l’importante regesto del maestro argentano Patrizio Antolini sui Manoscritti ferraresi, che andava a integrare il Saggio bibliografico del canonico Giuseppe Antonelli (1851). Una svolta nel mondo degli studi storici si segnala negli ultimi decenni del secolo, parallelamente alla nascita della Deputazione ferrarese di storia patria. Nel 1884 la città estense fu una delle ultime fra le vecchie capitali a dotarsi di questa istituzione , ma senza un programma di ricerca o un indirizzo coerente. L’iniziativa si dovette allo stimolo esterno della mostra risorgimentale all’esposizione di Torino e all’iniziativa del sindaco Trotti. La Deputazione fu luogo di raccolta degli studi individuali, dei quali spesso promosse la pubblicazione nei suoi «Atti e memorie» (d’ora in avanti: AM). La rivista esordì con la pubblicazione di una fonte (il “plebiscito” trecentesco a Clemente V) e diede ampio spazio ai documenti. Attraverso lo specchio della Deputazione, la storiografia locale appare tutta concentrata sulla dimensione cittadina, trascurando non solo il periodo antico e l’alto medioevo, ma e persino l’età comunale: fra le eccezioni, gli studi di Antonio Bottoni (1838-1898), medico e poi archivista comunale, su Pomposa (1883) e sugli «antichi abitatori» del Basso Po (1896), dell’ingegner Filippo Borgatti sulle campagne in età romana (1906; ma anche AM, 1907) e sull’origine di Ferrara (AM, 1912), di Antolini sugli Statuti di Massafiscaglia (AM, 1893 e 1895). L’attenzione principale fu rivolta soprattutto ai secoli estensi, che coincidevano con Umanesimo e Rinascimento, ma paradossalmente non si concretizzò in opere durevoli, concentrandosi per lo più su aspetti marginali, confermando così il severo giudizio di Adriano Prosperi sull’«aura di divagazione marginale» o di «erudizione affastellata e refrattaria al problema storico», «quasi svago provinciale di signori della capitale». La deprecata devoluzione del 1598 segna uno spartiacque storiografico e buona parte dell’età pontificia, interpretata univocamente in termini di decadenza, non sollecitò studi, così come non si registrano interessi per la storia religiosa ed ecclesiastica.

Gli studi riemergono con l’età del Risorgimento, soprattutto grazie all’operosità di Patrizio Antolini, che fra numerosi studi, licenziò con Giuseppe Ferraro  alcuni Appunti sulla Restaurazione (1885), mentre Ferruccio Quintavalle, professore al liceo cittadino, dedicò un volume alla rivoluzione del 1831 a Ferrara (1900) e Pietro Niccolini ai bersaglieri del Po (1908). Queste pagine di storia “contemporanea” sono oggi importanti perché condotte anche su fonti distrutte dai bombardamenti bellici . Nonostante la maggiore apertura del Proemio di Trotti (AM, 1889), che pure storico non era, lo sviluppo degli studi si concentrò, seguendo lo Statuto originario della Deputazione (AM, 1886) su aspetti della storia politica cittadina. Se gli storici locali diedero qualche buona prova nella storia culturale, occupandosi in particolare della storia dell’università (Bottoni, 1892; Secco Suardo, AM, 1894; Pardi, AM, 1903), non si dedicarono affatto alle vicende della società e del territorio, con importanti eccezioni: Bottoni dedicò alcuni Appunti sulle rotte del Po (1872); il futuro direttore consortile Luigi Fano nel 1903 pubblicò brevi Cenni storici sulla bonifica ferrarese; ancora più tardi (AM, 1911) la storia demografica trovò un compendio ad opera di Giuseppe Pardi, altro professore di liceo. A studi più robusti attese solo il giovane Pietro Sitta (1866-1847), che prima di assumere la cattedra di economia politica  nel locale Ateneo, dedicò due lavori alle istituzioni economiche del Ducato e delle corporazioni (AM, 1891 e 1896).

 

MN, 2013

 

Bibliografia

Enzo Bottasso, Cittadella, Luigi Napoleone, in Dizionario biografico degli italiani, v. 26, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1982; Il contributo della Deputazione Provinciale Ferrarese di Storia Patria al volto e alla storia di Ferrara in cento anni, «Atti e memorie» della Deputazione provinciale ferrarese di storia patria, s. IV, v. IV, 1986; Bruno Di Porto, Bottoni, Antonio, in Dizionario biografico degli italiani, v. 13, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1971; Emanuele Morselli, Pietro Sitta e le sue opere economiche, Ferrara, SAIG, 1948; Carlo Zaghi, Commemorazione di Patrizio Antolini, «Atti e memorie» della Deputazione ferrarese di storia patria, 1929.

 

 

 

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