I centri urbani: Argenta

Argenta, la piazza ai primi del Novecento Argenta, la piazza ai primi del Novecento cartolina, collezione privata

Residenza di Municipalità, secondo i confini amministrativi stabiliti dal decreto napoleonico del 1805 Argenta con Bando a sinistra di Primaro, Consandolo con Boccaleone a sinistra di Primaro, Longastrino con Filo, San Biagio di Filo e Bastia a sinistra di Primaro erano compresi nel primo Cantone del secondo Distretto, con capoluogo Comacchio. Dopo pochi anni, nel 1812, si trovano le località nel sesto Cantone unite al Comune di Portomaggiore.

Lungo tutto il XVIII secolo l’Argentano fu teatro di guerre, di passaggi di truppe e di straripamenti del Po d’Argenta, con conseguenze disastrose per il territorio e la popolazione. I problemi legati alle acque erano vecchi di secoli, già denunciati dal celebre “idraulico” argentano Giovan Battista Aleotti (1546-1636) che prevedeva, secondo le sue capillari osservazioni, un progressivo e inesorabile degrado del territorio se non si fosse intervenuti, disegnando un paesaggio di stagni, acquitrini e paludi. Le operazioni di immissione del Reno – dal regime torrentizio – nel Primaro alla metà circa del Settecento non migliorarono la situazione, rendendo necessario il ripetuto innalzamento degli argini per riparare le campagne e i centri abitati, in attesa della bonifica meccanica del XIX secolo, che vide l’Argentano giocare un ruolo primario come presidio idraulico del Circondario.

Arrivate le truppe napoleoniche – l’“albero della libertà” fu innalzato il 27 marzo 1797 – l’incaricato d’affari a Venezia, Etienne Felix Henin, deputato al piano di espansione militare francese nell’Italia del Nord, elaborò il Project de Campagne en Italie, con una parte dedicata alla morfologia del territorio e ai porti adriatici tra Goro e Ancona, al fine di scegliere il luogo più idoneo allo sbarco di soldati. Il tecnico rilevava l’impraticabilità sia del porto di Primaro – perché le valli (specialmente le distese di Longastrino e Marmorta) impedivano il passaggio di grosse navi se non fino ad Argenta –, sia dei percorsi via terra tra Primaro e Argenta, inaccessibili per tutto l’anno: una zona dal problematico equilibrio idrologico, la cui natura anfibia è ricordata da toponimi come Codifiume (Caput Fluminis), Consandolo (Caput Sandali), Traghetto, Boccaleone e dai microtoponimi dell’antica Argenta – Porta Padi, Porta Malborgeti citra Padum, “al di qua” del Primaro, strada della Ripa – i cui borghi erano collegati alla “terra” da diversi ponti.

L’Ottocento vide periodi di siccità che impediva anche di macerare la canapa, inverni freddissimi e scarsità di raccolti con il conseguente aumento dei prezzi al mercato, burrasche di valle che causavano moria di pesce, alternati a periodi meno faticosi, con prezzi accettabili e abbondanza di pesce sia nelle valli di canna, sia nelle valli salse di Comacchio; atti di brigantaggio di matrice politica e qualche tafferuglio di campanile tra argentani e portuensi; straripamenti del Po di Primaro e del Reno che allagavano le campagne: una rotta, in particolare, quella del 13 settembre 1842 in un froldo (argine sottoposto a facile corrosione perché sempre battuto dall’acqua) presso Traghetto, portò una forte devastazione, inondando Consandolo, Argenta e Portomaggiore. Ma non fu l’unica. Le cronache registrano tra il 1863 e il 1866 la quotidiana lotta contro le acque con i continui lavori agli argini, scavi e deviazione degli scoli anche per portare acqua ai maceri, ma nonostante tutto le campagne e la popolazione dovettero arrendersi alle inondazioni del 1869, 1871, 1872, 1889, accompagnate da acquazzoni che rendevano inefficaci le arginature e da forti scosse di terremoto occorse il 30 ottobre 1870 e il 18 marzo 1875. Si facevano così avanti i primi progetti di bonificazione meccanica come quello dato alle stampe dall’ingegnere Giovanni Biondini nel 1870, su una superficie di circa 6.700 ettari tra l’argine sinistro del Reno e l’argine circondario delle Valli di Comacchio, dal canale dei molini di Filo alla fossa di Benvignante. Per il comprensorio idraulico di Argenta e Filo fu firmato nel 1874 un contratto con la ditta Neville e C. di Venezia per la costruzione di due potenti macchine a vapore atte al prosciugamento delle valli argentane, da collocare a Bando. Ancora nel 1878 furono scavati numerosi scoli, tra cui la Fossa Marina da Argenta a Bando e dalla Menata di Longastrino al canale principale di Bando: iniziava così, non senza polemiche e recriminazioni, la bonifica meccanica delle Valli di Argenta.

Il perimetro di Argenta era segnato dagli avanzi delle antiche mura – l’ultimo rudere, tra la torretta Masi e la porta Fusa, fu abbattuto nel 1862 – e dalle porte di accesso: la porta di Sopra o di San Giacomo, la porta di Sotto o del Ponte, la porta di Vinarola o Fusa (demolita nel 1867), la porta del Mese, la porta della Piazza. La via grande di San Giacomo attraversava la città congiungendo l’omonima porta alla piazza maggiore. Delle numerose torri che emergevano nel tessuto urbano, rimanevano le tre – tra cui quella dell’Orologio – che si erano salvate dal terremoto del 1624. Fuori le mura, il borgo della Seliciata e numerosi insediamenti, possessioni intervallate a scoli e canali, terre antiche solcate dalle acque e inondate dalle rotte alternate a terre nuove in via di bonificazione.

È più che mai d’obbligo scrivere al passato: Argenta “era” ricca di chiese, di ospedali e di antichi edifici, perché pochi si sono salvati dalla distruzione. Nella sua storia rimbomba ancora la tragica eco del bombardamento del 12 aprile 1945. La virtuale “ricostruzione” del territorio è affidata alla memoria, allo scavo archeologico e a quello archivistico nella documentazione superstite (dell’archivio storico comunale si è salvato solo il 7-8% della consistenza anteguerra). Di grande aiuto è l’archivio dei periti agrimensori ferraresi (presso l’Archivio di Stato di Ferrara), tecnici che misuravano e stimavano le terre, spesso disegnandole, su commissione dei proprietari e per gli scopi più diversi.

Per esempio, è del perito Giovanni Battista Capozzi una descrizione datata 1824 che restituisce uno scorcio della piazza pubblica di Argenta – di antica memoria estense – dove il magazzino che dava accesso ai granai comunali («il granarone») attraverso una scala di undici gradini, era situato sotto un loggiato di sette archi con colonne «ottangolari» di pietra, con capitelli e piedistalli di marmo; un altro arco con colonna di pietre «irregolari» segnava la facciata all’ingresso dell’archivio notarile. Poco distante sorgeva la torre delle Pelli, già torre della Beccaria. Sotto il loggiato trovavano posto botteghe con i muri di «pietra in calce», e porte d’ingresso riparate da «scaffe» in legno con robusti catenacci e serrature.

Con l’appalto datato 12 febbraio 1850 si diede inizio alla costruzione del teatro nella piazza pubblica, su disegno dell’ingegnere comunale Gaetano Guidicini. Tra il 1853 e il 1854, poco prima del manifestarsi del colera in località Saline Stecchi, vennero sistemate numerose strade, ma fu con il nuovo decennio che si susseguirono rapidamente lavori diretti all’urbanistica. Il cantiere della piazza riguardò, tra il 1862 e il 1866, la torre dell’Orologio con il rifacimento della merlatura; l’interno e la facciata del palazzo Municipale oltre al loggiato, lastricato in marmo di Verona e privato di due colonne in marmo per la sostituzione della ringhiera in ferro; la loggia del teatro, selciata con una lastra di granito della cava di Monselice. A lavori conclusi, furono collocati nella residenza comunale i reperti provenienti dallo scavo archeologico, effettuato attorno al 1861, dell’antica pieve di San Giorgio. Un giardino pubblico fu predisposto alla sinistra della via per Lugo nel 1865, piantando il primo sempre verde, mentre il palazzo Galli, acquistato dal Comune, era in restauro per ospitare le scuole elementari, le scuole serali per adulti e della banda musicale. Anche l’interno della chiesa della Celletta venne restaurato (1870), mentre continuavano i lavori di sistemazione delle vie comunali, di scavo per docce sotterranee e pozzi artesiani, di costruzione di nuovi ponti e nuove strade, di collocazione dei pali del telegrafo tra Argenta e Ferrara passando per Portomaggiore, impresa aperta al pubblico il 30 novembre 1872. Nei primi anni Sessanta sulla strada provinciale il Comune faceva costruire un fabbricato dove, al piano terra, trovavano posto il forno comunale, un caffè, due beccarie, la pescheria. Nel 1885-86 veniva costruito ancora dal Comune un edificio ad Argenta, di fronte alla chiesa di San Nicolò, che dal 1887 avrebbe ospitato la Cassa di Risparmio, alcune botteghe, il telegrafo e la tipografia Bandi.

Nell’Ottocento il lavoro degli agrimensori – poi ingegneri – era stato molto intenso, anche perché gran parte del patrimonio ecclesiastico era confluito nei “Beni Nazionali” dopo le spoliazioni napoleoniche: le perizie ricordano beni dei soppressi conventi di San Domenico e di San Francesco, il terreno “Sabbiona” immesso nel patrimonio demaniale, fabbriche ad Argenta già di ragione del convento dei Cappuccini, appezzamenti di terreno già del soppresso Beneficio di San Giovanni.

Dalla possessione “Marianta” al sito “La Magnana” di Benvignante, da due casette ad uso di macello alla casa in pietra cotta dei fratelli Calzolari, dalla casetta nel borgo Seliciata dei fratelli Lolli di Boccaleone, alla cantina e tinazzara con terreno ortivo nella piazza del mercato, passando attraverso casali, valli, tenute, scavi per canali, livellazioni, controversie e affitti, pare che ogni più piccolo pezzo di terra, urbanizzato o coltivato, sia stato misurato dai periti che ce ne tramandano il ricordo insieme a quello di manufatti già distrutti, come la Torre di Bando caduta per il terramoto del 1624, l’avvanzo di un Battifreddo, o Torrione, il quale è stato di recente demolito (perizia del 1818); una striscia di terreno, o sia un pezzo di fossa antica esterna d’Argenta nella strada dei Cappuccini, ma per la maggior parte erano le grandi proprietà terriere che vedevano all’opera i tecnici, terreni e possessioni che ricordano nei loro nomi il paesaggio e l’appartenenza anche alla “nuova” nobiltà. Del proverbiale patrimonio dei conti Massari, per esempio, facevano parte diverse tenute tra Argenta, San Biagio e Filo (dove era la “Risarola Massari”, nel fondo “Rosolo”); nei vasti possedimenti della nobile casa Gavassini erano le “Case Gavassine” a San Biagio e il terreno “La Beccara”, il cui nome si associa facilmente alla “Beccara Nuova”, chiavica progettata nel 1914 afferente la cassa di espansione del Reno in località Campotto.

A mezzogiorno di domenica 30 dicembre 1883 era arrivato da Ferrara il treno “d’inaugurazione” per Argenta – via Montesanto e Portomaggiore – che trasportava le autorità ferraresi, la stampa e gli onorevoli Quirico Filopanti, Cesare Carpeggiani e Giovanni Gattelli verso l’immancabile rinfresco apparecchiato in un magazzino, concluso dal brindisi di ringraziamento formulato da Gattelli. E mentre sei anni più tardi, il 10 gennaio 1889, la vaporiera – simbolo del progresso e prova tangibile dell’attività di un intero secolo – raggiungeva Rimini, ad Argenta, in febbraio, scoppiavano i tumulti dei braccianti che chiedevano pane e lavoro cercando di invadere il Municipio e occupando la stazione ferroviaria.

Prendeva il proprio spazio il nuovo vigore sociale manifestato dopo l’Unità d’Italia: dai moti per l’indipendenza, dalle lotte operaie e dai grandi lavori di bonifica era nato il proletariato agricolo, interprete dei conflitti sociali di inizio XX secolo.

AG, 2011

Bibliografia e fonti

Giovanni Battista Capozzi, “Casa fuori Porta Primaro e botteghe nella pubblica piazza di Argenta presso la Torre delle Pelli”, perizia datata Argenta, 2 agosto 1824, Archivio di Stato di Ferrara, Periti Agrimensori Ferraresi, b. 140, perizia n. 2 del 1824; Argenta. Immagini del passato, a cura di Gianni Ricci Maccarini, Argenta, s.d. [1986]; Argenta nelle memorie storico-cronologiche raccolte dal dott. Luigi Magrini, a cura di Angela Ghinato, Banca Popolare di Milano, Casalecchio di Reno (Bologna), Grafis, 1988; Valentino Sani, Politica e società a Comacchio. Dall’età della Rivoluzione francese alla caduta del dominio napoleonico (1789-1913), in Storia di Comacchio nell’età contemporanea, a cura di Aldo Berselli, Ferrara, Este Edition, 2002, I, pp. 38-177; Angela Ghinato, Il tempo e la gente nei documenti. Fonti e storia per Argenta e il suo territorio, in Comune di Argenta, Museo Civico. Catalogo generale, Ferrara, Este Edition, 2008, pp. 21-49 (con bibliografia specifica).

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