Archivi

Archivio di Casa Giglioli. Contenitori ottocenteschi in legno dell'archivio privato di Cesare Lucchesini, Archivio di Casa Giglioli. Contenitori ottocenteschi in legno dell'archivio privato di Cesare Lucchesini, Ferrara, Istituto di Studi Rinascimentali

I mutamenti di competenze nelle amministrazioni comunali che si sono verificati tra la fine del Settecento e il Novecento si rispecchiano nei metodi di archiviazione riscontrabili particolarmente negli archivi storici comunali. Lo scavo archivistico, infatti, deve tener conto di due stratificazioni: una formata dai documenti di età pre-napoleonica, generalmente ordinati per serie; la seconda che prende avvio nei primi anni del XIX secolo, in seguito all'introduzione del titolario d'archivio (classificazione suddivisa in categorie e articolata in sottoripartizioni aggiuntive, sulla base della quale i documenti sono sistemati in un ordine che riflette l'attività dell'ente). Su tutto il territorio nazionale l'omogeneità dei criteri di archiviazione si ebbe con l'applicazione della circolare del Ministero dell'Interno in materia di ordinamento degli archivi comunali (1° marzo 1897): la circolare Astengo (dal nome del ministro Carlo Astengo) disciplinava infatti l'organizzazione degli atti dei Comuni in quindici categorie ripartite in classi e fascicoli.

Rispetto alla conservazione e all'ordinamento degli archivi comunali, gli studiosi ritengono ottima la situazione specialmente nella seconda metà del Settecento (basti pensare ai diligenti e accurati repertori che permettevano di risalire facilmente all'atto ricercato), buona lungo tutto l'Ottocento e discreta nella prima metà del Novecento, fino al secondo conflitto mondiale che per alcuni archivi fu sinonimo di distruzione quasi totale. Il pensiero corre alle devastazioni di Argenta e di Portomaggiore – dove perdite archivistiche, oltre a scarti abusivi, si erano già verificate nel 1850, dovute anche a una sollevazione popolare – e alle forti diminuzioni subìte dagli archivi di Migliarino, Copparo, Vigarano Mainarda, Comacchio – continuativamente saccheggiato tra il XVI secolo e il primo Novecento –, Lagosanto e Massafiscaglia – già danneggiati in età napoleonica –, Ostellato – che nel 1807 era stato incendiato da briganti implicati in scontri tra fazioni locali – e Ro Ferrarese, dove fu traslocato, con l'intento di metterlo in salvo e conservarlo, l'Archivio della Legazione con i suoi due secoli e mezzo di storia post estense. I preziosi documenti della stagione legatizia ferrarese giacevano disordinati e in parte confusi con quelli dell'Archivio della Prefettura al secondo piano del Castello Estense; con il benestare del soprintendente agli archivi dell'Emilia, essi furono immagazzinati nell'agosto 1943 in un edificio adiacente la villa dei conti d'Harcourt, sede municipale di Ro Ferrarese, distrutta da un bombardamento alleato il 24 aprile 1945. Le carte, a quel tempo ancora poco indagate, comprendevano: tante serie quanti erano stati i cardinali legati che avevano governato Ferrara per conto dello Stato pontificio, ordinate cronologicamente fino al 1796; pochi documenti tra il 1796 e il 1802; carte posteriori al 1802, ordinate rigorosamente secondo la classificazione "determinata dalle leggi che ressero il regno italico", sistema che continuò ad essere applicato anche dopo la caduta dell'Impero francese. Nella pubblicazione del 1876 edita da Botta a Roma, Notizie generali e numeriche degli atti conservati negli archivi giudiziari, aggiornata al 1873, sono citati i 2.058.350 documenti facenti parte di alcune categorie dell'Archivio di Prefettura ferrarese.

Erano anni in cui si cercava di esortare l'interesse verso i giacimenti archivistici, come esprimeva Galdino Gardini, direttore del Museo Civico di Storia Naturale, in una lettera aperta al deputato al Parlamento Elio Melli (pubblicata dalla «Gazzetta Ferrarese» il 20 novembre 1895), sollecitando l'istituzione di un Archivio di Stato a Ferrara, progettato nel 1892 dal direttore dell'Archivio di Stato di Bologna, Carlo Malagola, e appoggiato nel 1893 dal giornale ferrarese «L'Indipendente». Il programma prevedeva che il nuovo Archivio si costituisse attorno al cospicuo Archivio Notarile ferrarese – "bene ordinato e tenuto dall'avvocato Ottorino Venturini" – unendovi quello comunale – in quel momento "senza archivista" –, quello dell'ospedale Sant'Anna e altri archivi che necessitavano di "radicale e scientifico ordinamento", tra cui quello "di Prefettura già Legatizio". Di questo, Gardini citava le serie degli atti di Polizia, dei Bilanci delle Comunità, del Tribunale, dell'Inquisizione di Adria, della Congregazione dei Lavorieri, riallacciandosi anche a quanto registrato da Francesco Bonaini sulle condizioni degli archivi emiliani alla fine del 1860. Si diceva che l'insieme degli archivi ferraresi fosse tra i più importanti d'Italia, e che se il progetto fosse stato realizzato, avrebbe chiuso "l'era della sottrazione e dilapidazione a cui purtroppo andò soggetta la sua Provincia che a tutti diede e non ebbe mai nulla...". Non mancarono i detrattori, che non influirono però sull'arenarsi del progetto, ripreso in considerazione nel 1899 con la relazione commissionata dal Ministero dell'Interno a Carlo Malagola (nel frattempo passato alla direzione dell'Archivio di Stato di Venezia) per un nuovo piano di formazione di un Archivio di Stato, che avrebbe trovato sede nell'ex convento di Santa Monica. Dopo un'altra lunga sosta, si riparlò a diverse riprese negli anni Trenta del Novecento della ricca documentazione abbandonata in condizioni precarie nel Castello, ma l'Archivio di Stato fu istituito a Ferrara solo il 15 novembre 1955, quando era già scomparsa la memoria di oltre due secoli di storia ferrarese. Il periodico Notizie degli Archivi di Stato, nel numero unico 1944-1947 (anni IV-VII) pubblicato nel 1950 e dedicato ai danni di guerra subiti dagli archivi italiani, riporta otto (ma forse furono di più) archivi ferraresi perduti in toto o in parte:

- Ufficio Atti Giudiziari Bollo e Demanio. Distrutto in parte. Bombardamenti del 5 giugno 1944

- Archivio Legatizio. Completamente distrutto. Bombardamento del 24 aprile 1945

- Tribunale. Distrutto dall'incendio del 22 aprile 1945

- Orfanotrofi e Conservatori. Semidistrutti. Bombardamento del 5 giugno 1944

- Archivio Capitolare. Distrutto

- Ufficio Demanio. Gravemente danneggiato

- Archivio Notarile. Una parte interamente distrutta

- Archivio privato Sacrati Strozzi. Danneggiato

Se il Camerale III conservato all'Archivio di Stato di Roma supplisce limitatamente alla perdita dell'Archivio della Legazione ferrarese, altri archivi o stralci di essi si salvarono, come, per esempio, l'Archivio dei Periti agrimensori (1563-1796), rimasto in Castello probabilmente perché funzionale ai lavori dell'Ufficio Tecnico provinciale; ora, accresciuto delle carte ottocentesche e riordinato nel XIX secolo dal perito Pietro Colla, è custodito presso l'Archivio di Stato.

In altre carte, in altri registri, durante l'Ottocento, si andava via via sedimentando la storia del Ferrarese: negli importanti archivi privati di famiglia – alcuni dispersi, altri poi acquisiti da istituti e da enti pubblici o ivi depositati –, in quelli di persone giuridiche che interagivano con il governo del territorio (archivi dell'Università, della Partecipanza Agraria di Cento, del Consorzio della Grande Bonificazione Ferrarese, del Teatro Comunale, della Lega delle Cooperative...), negli archivi ecclesiastici (Archivio Storico Diocesano, archivi parrocchiali) con i loro archivi aggregati.

La storia degli archivi ferraresi è stata dunque fortemente segnata da eventi politici e bellici, da sovrapposizioni e fusioni, ma è provato che nell'Ottocento si avvertiva la necessità di conservare, organizzare, accrescere i luoghi della memoria, incrementare quelle carte chiuse a chiave negli armadi e controllate, sfogliate, aggiornate costantemente da laboriosi archivisti, "essendo necessario per il buon governo la perpetuità delle scritture, senza le quali i posteri caminarebbero all'oscuro...", come recita una rubrica dei Capitoli del Monte di Pietà, il cui archivio è conservato presso la Cassa di Risparmio di Ferrara.

AG, 2011

Bibliografia

Francesco Bonaini, Gli Archivi delle provincie dell'Emilia. Le loro condizioni sul finire del 1860, Firenze, coi tipi di M. Cellini e C., 1861; Archivi storici in Emilia-Romagna. Guida generale degli Archivi storici comunali, a cura di Giuseppe Rabotti, Bologna, Analisi, 1991; Giacomo Savioli, L'Archivio di Legazione e il costituendo Archivio di Stato, «Ferrara Storia», 2, marzo-aprile 1996, pp. 11-16; Labirinti di carta. L'archivio comunale: organizzazione e gestione della documentazione a 100 anni dalla circolare Astengo, Atti del convegno nazionale (Modena, 28-30 gennaio 1998), Roma, 2001 (pubblicazione degli Archivi di Stato, Saggi, 67); Angela Ghinato, Andrea Nascimbeni, "Essendo necessario per il buon governo la perpetuità delle scritture...": l'Archivio del Monte di Pietà di Ferrara, in Alfredo Santini, Etica, banca, territorio: il Monte di Pietà di Ferrara, Cassa di Risparmio di Ferrara - Milano, Motta, 2005, pp. 182-251 (con repertorio).

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