Cartografia

"Tipo dimostrativo l'andamento dell'argine e posizione della chiavica del Campo sotto il Comune di Stellata", 1815 "Tipo dimostrativo l'andamento dell'argine e posizione della chiavica del Campo sotto il Comune di Stellata", 1815 Archivio di Stato di Ferrara, Archivio Periti Agrimensori, perito Vincenzo Bertoni, b. 42, n. 3) tratto da Le terre di Bondeno nelle carte dei periti agrimensori ferraresi, cit., p. XI

«I progressi della scienza geografica sono disgraziatamente dovuti a una causa terribile, la guerra, che spinge a conoscere i territori che poi distrugge...»: questo scriveva nel 1803 il cartografo e ingegnere militare Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (Padova, 1736 - Napoli, 1814), richiamando, per perfezionare la materia, la necessità di una collaborazione di tutti i sovrani che si erano «più applicati a distruggere il mondo che a misurarlo». L’esigenza di “conoscere i luoghi” era una priorità per i regnanti dell’epoca, per Napoleone, per esempio, che fin dal tempo delle prime campagne d’Italia aveva nominato un bureau cartografico diretto dal pittore paesaggista e cartografo Bacler d’Albe, in grado di rendere sulla carta la vista degli obiettivi che il generale intendeva attaccare.

Altro intento, primariamente civile, portò alla progettazione e alla stesura, tra il 1812 e il 1814, della cosiddetta Carta del Ferrarese conservata al Kriegsarchiv di Vienna, ultimata proprio sul finire della dominazione napoleonica: un unicum nel panorama cartografico dell’epoca, sia per la vastità del territorio raffigurato e per la pregevole qualità tecnica, sia per la rilevazione su grande scala dell’ampia area prima dei lavori di bonifica intrapresi dall’ultimo quarto dell’Ottocento. La carta – composta da 38 tavole in scala 1:15.000, disegnate a china e colorate ad acquarello – faceva parte della raccolta costituita presso il Deposito della Guerra di Milano (creato nel 1803, emanazione del Dépôt de la Guerre di Parigi), che dopo il 1815 e l’istituzione del Regno Lombardo-Veneto passò automaticamente all’Istituto Geografico Militare dell’Imperiale Regio Stato Maggiore austriaco, vincolato a Vienna ma con direzione e personale tecnico italiani.

La carta comprende le terre del “Basso Po”, entro i confini amministrativi dell’omonimo Dipartimento, istituito dal decreto vicereale dell’8 giugno 1805, con Ferrara capoluogo e suddiviso nei distretti di Ferrara, Rovigo, Comacchio e Adria (nel 1807 inserito nel Dipartimento del’Adriatico). Era uno strumento a disposizione di ingegneri e di tecnici idraulici, come dimostra la particolareggiata rilevazione anche toponomastica, attenta all’idrografia del territorio da Ficarolo al mare, tra il Po Grande, il Po di Volano e il Po di Primaro. Non figurano la parte occidentale del Comune di Bondeno (al tempo Comune di Burana) e il comparto di Poggio Renatico entrato nel Ferrarese nel 1796; naturalmente mancano i Comuni di Cento, Sant’Agostino e Mirabello che appartenevano in età napoleonica al Dipartimento dell’Alta Padusa prima, poi a quello del Reno, ma vi è aggiunta, a sud, una fascia territoriale che sconfina nei Dipartimenti del Reno e del Rubicone (Molinella, Marmorta, Sant’Alberto) e, a nord, il Delta padano, dal 1807 parte del Dipartimento dell’Adriatico nel distretto di Adria. Comacchio è ancora un’isola, e lo rimarrà fino al 1825. Oltre a tutto l’edificato e alla minuziosa rappresentazione con diverse colorazioni dell’uso del suolo, spicca la viabilità con i percorsi postali segnalati in rosso, per esempio il tragitto tra Padova e il Bolognese che, passando per Polesella e fiancheggiando il Po oltrepassa il fiume con un traghetto a Pontelagoscuro raggiungendo Ferrara presso la porta di San Benedetto, per proseguire attraverso la bonifica della Sanmartina.

Gli studiosi hanno notato un collegamento tra la grande carta e il rilievo catastale condotto e compiuto sul Ferrarese dalla Direzione Generale del Censo di Milano tra il 1807 e il 1812.

Del ricco fondo cartografico conservato presso la biblioteca Ariostea fanno parte alcune rappresentazioni territoriali rilevate nel XIX secolo utili alla comprensione di un territorio in via di cambiamento in particolare per le trasformazioni idrauliche. Esempi in questo senso sono la Carta topografica dei lavori idraulici eseguiti dal 1767 al 1816 di Tommaso Barbantini (Fondo Cartografico Crispi, serie XIV, 61), raffigurante solo il territorio a sud del Po di Volano con le date dei maggiori interventi di canalizzazione e la Topografia della provincia ferrarese, della pianura bolognese e di una parte delle provincie di Romagna con l’indicazione dei lavori idraulici eseguiti dal 1767 a tutto giugno 1836 (ivi, 57) dello stesso Barbantini, dove sono rilevati i centri abitati, le strade, le stazioni di posta, i boschi, le zone umide, i terreni dunosi e le risaie, rilevate anche nella Topografia del territorio centese ... con l’indicazione delle risaie di Stefano Ficatelli datata 1820 (ivi, serie XIV, 79). L’edilizia cittadina compare nella pianta degli stabilimenti religiosi, politici, militari e civili stilata nel 1834 da Francesco Pampani (ivi, serie XV, 16bis), mentre sono da ricordare le carte della città (1888) e della provincia di Ferrara (1899) di Enrico Scanavini (Serie Rossa, 8 e 24), nonché la nota Pianta della città di Ferrara nell’anno 1597 di Filippo Borgatti, redatta nel 1895 (ivi, 3), importante strumento di confronto per la facies urbana. Altrettanto celebre la pianta piano-prospettica di Andrea Bolzoni, che nel 1800 veniva ancora ristampata dall’originale del 1747 (Nuova pianta ed alzato della città di Ferrara, con tutte le sue strade, chiese, palazzi ed altre fabbriche come si trovano nell’anno 1747), «a testimonianza di una popolarità che porta a identificare la città in questa sua rappresentazione», come scrive Ranieri Varese. Nello stesso anno si ristampava anche un altro strumento cartografico: la Corografia del Ducato di Ferrara di Ambrogio Baruffaldi, del 1758, di prevalente interesse idrografico ma dove per la prima volta vengono messi in risalto l’insediamento e la rete viaria del Ferrarese.

Non si deve trascurare, infine, la microcartografia prodotta dalla schiera di tecnici periti agrimensori che depositavano, come prevedeva la legge, le copie delle loro perizie nell’Ufficio Governativo, riordinato nell’Ottocento dall’ingegner Pietro Colla, anch’egli perito di cui sono conservate stime tra il 1841 e il 1844. I corposi carteggi, datati a partire dalla fine del XVI secolo, riuniti in 546 buste sono custoditi dal 1962 nell’Archivio di Stato di Ferrara, versati dalla Prefettura. Le meticolose rilevazioni degli agrimensori assecondavano, ancora, l’esigenza di “conoscere i luoghi” non solo da parte di chi voleva verificare i confini delle proprie terre, che potevano cambiare nel giro di poco tempo a causa delle alluvioni (rotte di fiumi e canali), ma anche per studiare l’andamento degli argini, la posizione delle chiaviche, per la livellazione dei corsi d’acqua, ecc. Attraverso le perizie, a volte corredate da disegni, è possibile delineare la microstoria di una casa di città o di campagna, di una terra – sia essa una piccola braglia o un’estesa tenuta –, leggendovi il paesaggio agricolo insieme a quello della corte aperta ferrarese dominata dai grandi fienili: “una casa ed un fienile di pietra merita ogni terreno che si abbia a coltivare”, annotava il perito Luigi Passega in una sua relazione del 1798.

Più in generale, nel corso dell’Ottocento la quantità di informazioni da mettere sulla carta era in crescita continua, così che l’imponente massa di dati diede origine alla cartografia tematica (atlanti fisici e fisico-economici), mentre si sviluppava la tecnica della rappresentazione a grande scala. Dopo l’unificazione italiana (1861) i servizi cartografici degli Stati furono aggregati – a fatica, dati i differenti metodi di rilevazione e le diverse scale – negli uffici dell’Esercito Italiano, dove trova le proprie radici l’Istituto Geografico Militare, istituito nel 1882.

 

AG, 2011

 

Bibliografia

Una carta del Ferrarese del 1814, a cura di Stefano Pezzoli e Sergio Venturi, Ferrara, Amministrazione Provinciale, Bologna, Istituto per i Beni Culturali Artistici Naturali della Regione Emilia Romagna, 1987; Paola Zanardi, Mappe digitali in biblioteca, «Ferrara. Voci di una città», 15, 2001, pp. 33-37; Le terre di Bondeno nelle carte dei periti agrimensori ferraresi. Repertorio commentato delle perizie da Bartolomeo Coletta a Giuseppe Maestri (1583-1890), a cura di Angela Ghinato, Comune di Bondeno - Archivio di Stato di Ferrara, Ferrara, Cartografica, 2002; Ranieri Varese, Andrea Bolzoni incisore, storico e cronista, in Gli Este a Ferrara. Il Castello per la città, a cura di Marco Borella, Cinisello Balsamo (Milano), Silvana, pp. 113-115.

Letto 10127 volte

Istituto di Storia Contemporanea - vicolo Santo Spirito, 11 - 44121 Ferrara
Telefono e fax: 0532/207343 - email: isco.ferrara@gmail.com - sito: http://www.isco-ferrara.com/ - Privacy & Cookies