Camera di commercio

Cenni statistici della provincia di Ferrara raccolti dalla Camera di Commercio, Ferrara, Taddei 1850 Cenni statistici della provincia di Ferrara raccolti dalla Camera di Commercio, Ferrara, Taddei 1850 Biblioteca Comunale Ariostea - Ferrara

La Camera di Commercio di Ferrara venne fondata in epoca napoleonica in conformità alle disposizioni della legge del 26 agosto 1802, con funzioni di giurisdizione commerciale. Si installò nell’ex palazzo vescovile il 26 agosto 1803, in seguito a una lettera del cittadino Ferrarini, commissario governativo presso i tribunali, incaricato di mettere in attività, per il Dipartimento del Basso Po, le due Camere di Commercio di Ferrara e Rovigo. Il Consiglio era composto da cinque membri: Antonio Massari, Angelo Pace Pesaro, Samuele Della Vida, il dottor Munari di Calto e l’avvocato Giovan Battista Fabbri. In seguito alla rinuncia al titolo di presidente da parte del Massari, la carica venne assegnata ad Antonio Bottoni e il nuovo ente fu regolarmente operativo dal 15 novembre 1803.

Avevano obbligo di iscrizione alla Camera: negozianti, cambisti, mercanti e spedizionieri residenti nel Comune o nel circondario giurisdizionale; tutti i proprietari di fabbriche e di manifatture; artigiani capi di bottega o capi mastro; padroni di barche che trasportavano e negoziavano merci lungo i canali e in mare; sensali e mezzani. Il 13 giugno 1806, con un decreto di Napoleone I, in seguito al riordinamento della giustizia civile e penale, la Camera cessò di esercitare funzioni giudiziarie, che divennero prerogativa del Tribunale Commerciale. Seppur privata del ruolo giurisdizionale, la Camera continuò a esercitare la fondamentale funzione di osservatore del contesto socio-economico ferrarese e dei fattori che ne ostacolavano lo sviluppo. Una prima preziosa fonte per conoscere la situazione della provincia in epoca napoleonica fu l’Inchiesta statistica compilata dalla Camera nel 1807. Il documento riconduceva le condizioni dell’agricoltura alla scarsità di braccia, alle decime, all’eccessivo carico tributario e al disordine idraulico. Ciononostante il settore primario rimaneva la principale fonte di ricchezza, mentre poco significativo era l’apporto dato dalle manifatture, concentrate nei due maggiori centri di Ferrara e Comacchio, circondati da una rete di modeste unità. Un dato negativo registrato con dovizia di particolari era costituito dalla precaria condizione delle strade, grave ostacolo al commercio. La Camera auspicava, dunque, una risistemazione idraulica del territorio per garantire un più sicuro controllo delle acque, incoraggiamenti agli agricoltori perché intensificassero le coltivazioni, una maggiore libertà di commercio esterno e interno, che avrebbe consentito una proficua concorrenza, un aumento della produzione e più ampi margini di guadagno. Sottolineando come la popolazione si fosse sempre adoperata per far fronte ai limiti imposti dal clima, dalle acque e dall’ubicazione della provincia, l’ente esortava l’economia locale ad ancorarsi alle certezze che potevano derivarle solo dall’agricoltura e dalle attività ad essa correlate.

Con decreto regio del 27 giugno 1811 l’istituto assunse la nuova denominazione di “Camera di Commercio, Arti e Manifatture”. Oltre alla tutela degli interessi delle categorie commerciali e industriali, si ritrovò attribuite funzioni pubbliche: la raccolta di notizie e dati sulla situazione economica; la rilevazione delle difficoltà che ostacolavano lo sviluppo del commercio e dell’industria; la facoltà di proporre premi a favore degli inventori di macchine; compiti, rinnovati, di giurisdizione commerciale. Installatosi il 29 giugno del 1812, la Camera ebbe presidente Costantino Zani e come vice Anselmo Nagliati. La sollecita attenzione con cui la Camera si impegnava a fornire al governo centrale le informazioni richieste e la scrupolosa cura nel proporre soluzioni in merito erano confermate anche nella fase finale della dominazione napoleonica, nelle relazioni inviate negli anni 1811-14 in risposta alle interrogazioni rivolte dal prefetto su richiesta di Napoleone. In esse era ribadita la natura prettamente rurale dell’economia ferrarese e venivano riportate le difficoltà del decollo di attività imprenditoriali di una certa consistenza: scarseggiavano tuttavia progetti per superare questa condizione di immobilismo. In seguito alla riforma amministrativa e giudiziaria del restaurato Stato pontificio, l’istituto camerale ferrarese venne soppresso il 24 luglio del 1815; tutte le attribuzioni di competenza giudiziario-amministrativa e l’obbligo di tenere corrispondenza con la Legazione e il governo furono trasferite al Tribunale di Commercio.

Sotto il pontificato di Gregorio XVI, con un editto del 31 gennaio 1835 del cardinale Antonio Domenico Gamberini, segretario di Stato per gli Affari Interni, l’ente risorse come “Camera Commerciale di seconda classe”. Presieduto dal legato pontificio, ebbe sede, dal 1840 al 1929, al terzo piano del palazzo comunale. Da questo momento la sua attività si fece sempre più ingente, testimoniata nelle varie relazioni dei membri camerali, che presentarono numerose proposte per il riassetto idroviario della provincia, insieme a progetti per la realizzazione di una strada ferrata che collegasse Ferrara e Pontelagoscuro a Bologna (utile anche per le relazioni commerciali con i porti di Livorno ed Ancona), per l’introduzione di una linea telegrafica in città e iniziative di impegno civile, tra cui l’istituzione di una casa di ricovero per gli “accattoni”. Per suggerire gli strumenti idonei allo sviluppo industriale, la Camera si prodigò nella raccolta di tutte le informazioni sulla produzione agricola annuale e sulle esportazioni di prodotti locali e le importazioni di beni esteri, chiedendo all’autorità governativa che imponesse ai proprietari terrieri la denuncia delle loro derrate ed esortasse gli uffici doganali a rendere conto dei quantitativi di merci importate ed esportate. Un ruolo fondamentale in seno alla Camera fu ricoperto da Filippo Maria Deliliers, segretario dal 1837 al 1850 e autore dei Cenni statistici della provincia di Ferrara, il primo quadro completo dell’economia e della società della provincia. Per tredici anni consigliere relatore comunale, fu poi membro della giunta statistica, promotore della Società Agraria ferrarese e di istituzioni assistenziali. La Camera di commercio promosse inoltre con grande impegno e determinazione la partecipazione di artigiani, piccoli imprenditori e commercianti ferraresi alle esposizioni nazionali e internazionali, già sollecitata dal Ministero del Commercio, Belle Arti, Agricoltura e Industria dello Stato pontificio e, successivamente, dal Ministero del Commercio e dei Lavori Pubblici. Essa si attivò prontamente per corrispondere al meglio alle richieste del potere centrale di Roma, coinvolgendo nell’iniziativa l’Istituto Agrario di Luigi Botter e i vari artigiani e industriali della provincia. La risposta a tale iniziativa fu al di sotto delle aspettative data la sostanziale arretratezza economica del Ferrarese, che però riuscì a non sfigurare nell’esposizione di Londra del 1855 ottenendo grande successo con i prodotti canapicoli.

Nel 1859, in seguito al riordinamento di tutte le Camere esistenti, il dittatore delle Romagne Luigi Carlo Farini istituiva a Ferrara una “Camera di Commercio di prima classe” con funzioni meramente consultive. All’indomani dell’unificazione nazionale si fece immediatamente sentire la necessità di una riorganizzazione camerale su base unitaria. Con la Legge 680 del 1862, l’ente ferrarese assunse la nuova denominazione di “Camera di Commercio e Arti”. Composta da tredici consiglieri, fu propugnatrice dei principi di libertà dei traffici e di ogni iniziativa utile al progresso industriale e commerciale della provincia, tra cui la formazione di scuole per l’istruzione tecnica e professionale. Nuovo presidente fu Francesco Tranz, trasferitosi a Pontelagoscuro nel 1818 per dirigere insieme a Carlo Luigi Chiozza il celebre saponificio. Sindaco del paese, più volte consigliere provinciale e membro del Tribunale di Commercio, rimase alla guida dell’istituto camerale fino al 1869.

Negli anni successivi, le presidenze di Pietro Modoni (1869-1882), Costantino Bottoni e Giuseppe Bresciani (1882) portarono la Camera di Commercio a consolidare la propria funzione di strumento conoscitivo per il governo centrale e di interpretazione dei bisogni della provincia. Dal 1883 al 1898 la carica presidenziale venne ricoperta da Antonio Santini. Presidente dell’arcispedale Sant’Anna, membro della Società di Mutuo Soccorso e dell’Opera Pia Bonaccioli, volse le sue attenzioni soprattutto al progetto di costruzione della darsena e ai lavori per il canale di Burana. Fondamentale, per ricostruire l’andamento generale dell’economia ferrarese di fine secolo, la sua Relazione sulla gestione camerale degli anni 1893-1894. Fonte ricchissima di informazioni sulla produzione principalmente cerealicola e canapicola delle campagne, essa registrava ancora una presenza piuttosto modesta delle attività industriali.

Nei primi anni del XX secolo continuarono gli sforzi dei membri camerali per assecondare qualsiasi iniziativa utile al commercio, mantenendo vivi i contatti con gli organi centrali, le autorità locali e soprattutto con il ceto imprenditoriale, per poter innescare processi di sviluppo nella produzione e nei traffici. Notevole fu l’impegno nei vari ambiti di politica tributaria e doganale, nei settori delle comunicazioni e dei trasporti e nell’insegnamento professionale. L’opera svolta all’interno dei propri uffici fu assidua, come attestano le carte d’archivio conservate in due fondi presso l’Archivio di Stato di Ferrara e presso l’attuale Camera di Commercio: inchieste statistiche, relazioni, verbali, atti amministrativi di varia natura, monografie sull’andamento economico della provincia, informazioni offerte agli enti pubblici e ai privati sugli andamenti e gli indirizzi dei mercati locali.

In seguito alla Legge del 20 marzo 1910, l’istituto assunse la nuova denominazione di “Camera di Commercio e Industria”, ebbe riconosciute maggiori prerogative, ma con limitata autonomia di azione. Nonostante le notevoli difficoltà incontrate nell’attuazione delle proprie proposte, essa riuscì a farsi interprete, in modo costruttivo, delle esigenze del Ferrarese, cercando di ovviare alla carenza di spirito imprenditoriale che, per tutto l’Ottocento, aveva segnato il substrato socio-economico della provincia.

RF, 2011

Bibliografia

Camera di Commercio ed Arti, Regolamento interno della Camera di Commercio ed Arti di Ferrara, Ferrara, Taddei, 1863; Antonio Santini, Relazione della Presidenza della camera di commercio ed arti di Ferrara sulla gestione camerale 1893-1894, Ferrara, Bresciani, 1895; Silvio Ravenna, Cenno storico sulla Camera di Commercio e Industria di Ferrara con notizie e dati statistici sulla particolare struttura economica della Circoscrizione. Relazione sommaria richiesta dal Ministero dell'Economia Nazionale con circolare 105 del 20 aprile 1924, Ferrara, Camera di Commercio e Industria della Provincia di Ferrara, 1924; Roberta Amoroso, La Camera di commercio di Ferrara dall’Età napoleonica all’Unificazione nazionale, tesi di laurea, Università degli studi di Bologna, Facoltà di Economia, Corso di laurea in economia e commercio, a.a. 1994-1995; Anna Maria Stagira, La camera di commercio di Ferrara, in Dizionario biografico dei presidenti delle Camere di commercio italiane (1862-1944), a cura di Giuseppe Paletta, I, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005, pp. 199-207.

 

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