Consorzi di bonifica

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La secolare attività svolta dai Consorzi di bonifica operanti nel Ferrarese si può vedere come il frutto di un lungo ed impegnativo processo di composizione politica di interessi e volontà diverse dei proprietari terrieri ferraresi. La difesa dalle alluvioni del Po e degli altri fiumi e la creazione e manutenzione di una fitta rete di scolo hanno imposto una cosciente regolazione unitaria di quella “solidarietà idraulica” che ha sempre legato le terre più alte alle terre soggiacenti. Tutti i territori più depressi del Ferrarese orientale, ricoperti per gran parte da acque dolci o salate hanno sempre svolto la importantissima funzione di recapito delle acque di scolo dei terreni di antica sistemazione idraulico-agraria. Si pensi alle grandi valli di Ambrogio, contenute dal lungo e antico argine Brazzolo a difesa del Polesine di Ferrara. Verso la depressione di Ambrogio affluivano le acque scolanti dal bacino superiore del Polesine di Casaglia e, attraverso i brazzoli, anche le acque delle terre vecchie situate ad est della città di Ferrara. Analoga funzione di scolo ha avuto il vastissimo bacino del Mezzano, un tempo recipiente per le acque dolci scolanti dal Polesine di San Giorgio e difeso, fino al XVII secolo, dall’argine del Mantello contro l’intrusione delle acque salse delle retrostanti lagune comacchiesi.

L’attività di bonifica nel Ferrarese, sotto l’azione dei consorzi privati, non si è limitata ad assicurare alle terre già sistemate e messe a coltura una rete scolante sempre più efficiente. A partire dalla seconda metà del secolo XIX essa si è rivolta sempre più alla conquista di nuova terra coltivabile riducendo progressivamente la presenza delle aree umide e prosciugando, grazie all’impiego di impianti idrovori mossi dal vapore o da energia elettrica, anche i bacini interni soggiacenti al livello medio del mare.

Agli occhi degli osservatori italiani ed europei agli inizi del Novecento la regione deltizia del Po, e la provincia di Ferrara in particolare, erano diventate “l’Olanda d’Italia”. Tra il 1870 e 1900 erano state infatti prosciugate, sistemate e messe a coltura decine di migliaia di ettari di terre occupate, temporaneamente o stabilmente, da acque dolci o salate. Qui l’antica proprietà nobiliare o comunale aveva ceduto le proprie terre paludose al latifondo capitalistico, diretto da società per azioni di bonifica che avevano iniziato a coltivarle in economia con salariati e boari. Il mutamento delle principali componenti geografico-territoriali, e la rapidissima riduzione delle aree umide e vallive segnava anche il drastico passaggio da un’economia di raccolta, caccia e pesca ad un’economia agraria capitalistica che aveva pochi paragoni nel paese.

Fino all’arrivo dei francesi nel 1796 l’organizzazione della difesa idraulica e la manutenzione del sistema scolante conoscevano due diverse forme, l’una di tipo pubblico rappresentata dall’amministrazione comunale di Ferrara con l’organizzazione dei “Lavorieri del Po”; l’altra di tipo privatistico formata dai diversi consorzi di bonifica, con autogoverno per quanto riguarda le opere di scolo accessorie.

Nel 1580 il duca Alfonso II d’Este aveva istituito la Conservatoria della Bonificazione del Polesine di Ferrara, in pratica un consorzio di proprietari interessati per la manutenzione delle opere eseguite dallo stesso duca e da soci tra il 1564 e il 1580. Di fatto essa costituì per due secoli (1580-1796) un’amministrazione autonoma rispetto a quella dei Lavorieri del Comune che avevano giurisdizione sulle sole “terre vecchie” già sistemate sul piano idraulico e i cui proprietari pagavano contributi alla Cassa Lavorieri. Di analoga autonomia di governo degli interessi idraulici godevano i proprietari del territorio di Bondeno, che fin dal secolo XV si erano organizzati in diversi bacini scolanti chiusi verso l’esterno, detti Serragli (Pilastri, Carbonara, Pé di Bò, Sorellare, Redena, Santa Bianca). Analogamente si erano organizzati i possidenti dell’Argentano. Fin dal 1605 anche i proprietari del grande comprensorio del Polesine di San Giorgio, racchiuso tra il Po di Volano, Po di Primaro e Valli di Comacchio, avevano chiesto al legato pontificio di poter meglio difendere i loro interessi riunendosi in una rappresentanza di tipo consortile, dando vita alla Congregazione consorziale del Polesine di San Giorgio (atto del notaio Felloni, 22 dicembre 1605).

Sotto il regime napoleonico questa articolazione di autogoverno e rappresentanza degli interessi in campo idraulico venne sconvolta. Nel 1801 cessò di funzionare la Congregazione dei Lavorieri, istituita non senza forti resistenze nel 1752 dal legato Barni e riorganizzata nel 1784 dal cardinale Francesco Carafa. La congregazione fu sostituita temporaneamente da una Commissione d’acque ma la legge 25 aprile 1804 avocò allo Stato la competenza sulla difesa dei fiumi, ponendo così termine alla secolare competenza comunale. Con un successivo decreto del 20 maggio 1806 i consorzi, i serragli e le altre aggregazioni furono convertiti in 12 “Società degli interessati”, riunite poi in una Congregazione degli scoli interni, per la manutenzione delle opere di scolo. Secondo il regolamento delle Società di interessati, emanato il 20 maggio 1806, «tutti i fondi che godono del beneficio di uno scolo formano un comprensorio» e «tutti i possessori di fondi situati in un comprensorio formano una Società».

Con la successiva restaurazione del governo pontificio tutta la materia dei lavori pubblici e della bonifica venne riformata dal motu proprio di papa Pio VII del 23 ottobre 1817, con il quale si istituivano alcuni grandi Circondari idraulici, retti da Congregazioni consorziali. Il I Circondario Scoli Canal Bianco era suddiviso in due comprensori: il comprensorio superiore era costituito dal Polesine di Casaglia e dalle terre vecchie del Polesine di San Giovanni, le cui Società degli interessati si erano già unificate nel 1808; quello inferiore riguardava le terre della Grande Bonificazione fino al Tenimento di Mesola, inglobando dunque la Conservatoria e rendendo dopo secoli unificate le sue terre con le Terre vecchie. Amministrazione distinta aveva invece l’Assunteria di Codigoro, che amministrava i terreni situati tra il Po di Volano e il canale Galvano.

Il II Circondario racchiudeva gran parte dei terreni del Polesine di San Giorgio fino alle lagune comacchiesi ed era sottoposto alla omonima Congregazione consorziale entrata in carica nel 1821. Anche questo vasto comprensorio conteneva Assunterie (Argenta, Filo, Galavronara e Forcello) che dopo il 1865 si separarono a comporre due diversi organismi: il Consorzio idraulico di Argenta e il Consorzio di Galavronara e Forcello.

Organizzazione a parte ebbero i terreni a sud del Po di Primaro interessati dalla recente inalveazione del fiume Reno nel Primaro a Traghetto di Argenta e i terreni dei serragli di Bondeno, in gran parte ricadenti nel vasto comprensorio di Burana. Sempre con il motu proprio di Pio VII del 1817 vennero poi istituiti: a) il Consorzio idraulico di scolo Cavo Tassone che riguardava terreni di Vigarano Mainarda, Bondeno (Santa Bianca) e Finale Emilia (nel Ducato di Modena); b) il Consorzio di bonifica VI Circondario Canale di Cento con terreni ricadenti nelle province di Ferrara e Bologna; c) il Consorzio idraulico di scolo IV Circondario idraulico, con competenza su un territorio riguardante il Comune di Ferrara; d) la Congregazione consorziale Nuovo Scolo, che subentrava alla napoleonica Società degli interessati nel comprensorio tra Poatello e Reno e che infine (1933) si trasformerà in Consorzio di bonifica III Circondario; d) la Congregazione consorziale del V Circondario, che unificò dal 1817 la gestione dei precedenti tre serragli bondenesi di Carbonara, Redena e Pilastri.

Le riforme amministrative del periodo pontificio della Restaurazione disegnarono in fondo l’organizzazione idraulica di base dell’intero territorio ferrarese, destinata a durare oltre la creazione del Regno d’Italia. Le grandi modificazioni dell’assetto idraulico indotte dalle bonifiche meccaniche dopo il 1870 furono all’origine di due tra i mutamenti più significativi di questo ordinamento. Nel I Circondario la Società per la Bonifica dei Terreni Ferraresi, proprietaria di gran parte dei terreni della Grande Bonificazione, entrò in conflitto con i proprietari delle terre vecchie, che non intendevano condividere gli enormi oneri della manutenzione creati con il nuovo sistema di sollevamento meccanico a Codigoro. Con decreti del 28 giugno del 1883 e 29 settembre 1885 sorsero infatti due diversi enti: il Consorzio di bonifica Terre Vecchie e il Consorzio della Grande Bonificazione Ferrarese, operante nel comprensorio inferiore.

L’altro grande cambiamento nell’amministrazione idraulica del territorio ferrarese avvenne dopo il 1892 con l’avvio, grazie al finanziamento statale previsto dalle leggi Baccarini (1882) e Genala (1892), della bonifica di Burana e con la costituzione del Consorzio interprovinciale per la bonifica di Burana – Comitato esecutivo, a cui subentrò nel 1925 l’omonimo consorzio.

Come si può vedere dalle vicende delle diverse amministrazioni che si sono succedute nel territorio ferrarese, la difficile lotta contro il dominio delle acque ha imposto comunque una unità di intenti e un comune agire dei proprietari e degli agricoltori ferraresi. Gli inevitabili conflitti di interessi e i mutamenti politico-istituzionali non hanno nel tempo potuto del tutto cancellare la solidarietà che la nemica acqua aveva imposto a queste terre.

FC, 2011

Bibliografia

Consorzio di Bonifica del Polesine S. Giorgio - II Circondario - Ferrara, Realtà attuale di una bonifica antica, Ferrara, Sate, 1981; Franco Cazzola, La Bonifica del Polesine di Ferrara dall'età estense al 1885, in La Grande Bonificazione Ferrarese. vol. I, Vicende del comprensorio dall’età romana all’istituzione del Consorzio (1883), Ferrara, Sate, 1987, pp. 103-251; Consorzio della Bonifica Burana - Leo - Scoltenna - Panaro, Burana Leo Scoltenna Panaro. Vicende di Bonifica, Maurizio Tosi editore, Modena, 1992; Archivi storici nei consorzi di bonifica dell’Emilia-Romagna. Guida generale, a cura di Euride Fregni, Bologna, Pàtron, 2003.

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