1848-1849

Carlo Mayr Carlo Mayr

I rivolgimenti politici che agitarono la penisola italiana nel corso del 1848-1849 furono preceduti da un cosiddetto "biennio riformista" che coinvolse in larga parte anche lo Stato della Chiesa e dunque Ferrara. L’elezione a pontefice di Giovanni Maria Mastai Ferretti con il nome di Pio IX, il 16 giugno del 1846, fece nascere negli ambienti intellettuali italiani la speranza di un cambiamento: il nuovo papa concesse nel territorio dello Stato della Chiesa una moderata libertà di stampa, istituì la Guardia Civica e la Consulta laica di Stato. Fu convinzione in quei pochi anni che precedettero lo scoppio delle rivoluzioni del 1848 che Pio IX fosse l’iniziatore di una nuova era per l’Italia.

Il 17 luglio 1847, in risposta ai disordini che opponevano sanfedisti a liberali insanguinando la Romagna, la città di Ferrara fu occupata da un contingente dell’esercito austriaco (composto da 800 croati e 60 ungheresi a cavallo, provvisti anche di 3 cannoni), che si installò nelle due caserme di San Benedetto e San Domenico. Senza precedenti accordi, gli austriaci estendevano di fatto all’intera città il presidio militare dalla fortezza che occupavano in ottemperanza agli articoli del Congresso di Vienna, suscitando la reazione del pontificio cardinale Ciacchi e un vivo malcontento anche nelle altre città legatizie. La reazione dello stesso Pio IX, risoluto a condannare il colpo di mano austriaco, contribuì ad alimentare il mito del pontefice riformista tanto che le province si riempirono delle grida esultanti di “Viva Pio IX”.

In apertura del 1848 il ferrarese Gaetano Recchi fu nominato tra i rappresentanti per Ferrara della Consulta laica, un organo consultivo del governo pontifico aperto ai non ecclesiastici, e pochi giorni dopo, il 14 marzo, Pio IX concesse la costituzione ai suoi sudditi. A suggello di queste riforme, il 21 marzo furono abbattuti i cancelli del ghetto, ponendo così fine alla segregazione degli ebrei a Ferrara. Tre giorni dopo lasciavano la città gli invisi Gesuiti. Contemporaneamente a questi tangibili segni di cambiamento dall’alto, nel resto della Penisola e d’Europa stavano scoppiando focolai di rivoluzione ovunque: in Sicilia, Napoli, Milano, Venezia, Parigi e Vienna. In febbraio a Napoli era stata concessa una costituzione, così come nel marzo successivo a Torino e subito dopo a Firenze. I duchi di Modena e Parma nel frattempo avevano abbandonato i loro territori e il 23 marzo lo Stato sabaudo aveva dichiarato guerra all’Austria. Il 12 aprile partì da Ferrara un contingente di giovani volontari armati di carabine e comandati dal conte Tancredi Trotti Mosti, al quale fu dato il nome di Bersaglieri del Po. La milizia ferrarese raggiunse poi quattro giorni dopo l’esercito dei volontari dello Stato Romano comandato dal generale Ferrari. Tra la primavera e l’inizio dell’estate del 1848 Ferrara funse da punto di raccolta dei vari battaglioni provenienti da diverse parti d’Italia diretti oltre il Po a combattere gli austriaci (si susseguirono gli arrivi delle Legioni Romane, di un piccolo drappello di siciliani e di 6.000 napoletani) e, a partire da giugno, di quelli di ritorno dal fronte. I Bersaglieri del Po fecero ritorno in città il 16 giugno accolti da manifestazioni di giubilo. Un mese dopo, l’esercito austriaco giunse nuovamente alle porte della città ingiungendo al prolegato di fornire viveri alle truppe pena la messa al sacco della città da parte dei soldati. Di fronte a una simile minaccia, il prolegato ubbidì e gli austriaci si ritirarono oltre il Po. L’armistizio di Salasco, firmato il 9 agosto tra il Piemonte e l’Austria, pose fine alla guerra.

L’assassinio di Pellegrino Rossi, capo del governo pontificio (carica che fu ricoperta subito dopo dal ferrarese mons. Muzzarelli), il 15 novembre, e la fuga del papa a Gaeta dieci giorni dopo, non causarono disordini a Ferrara, turbata piuttosto dall’arrivo di un battaglione composto principalmente da bolognesi di passaggio per dirigersi in soccorso degli insorti veneziani della Repubblica di San Marco. Nel frattempo in ottobre era stato inaugurato a Ferrara il Circolo Nazionale (presso casa Pavanelli in corso Giovecca) di cui fu presidente Gaetano Recchi e vicepresidente Carlo Mayr. Insieme agli altri circoli sorti contemporaneamente nello Stato Romano e riuniti il 13 dicembre a Forlì, il Circolo ferrarese espresse la proposta di un governo provvisorio che indicesse le elezioni della Costituente a suffragio universale. Il 20 dicembre la Giunta suprema di Stato ratificò questa proposta e il 21 gennaio successivo furono convocati i collegi elettorali chiamati ad eleggere, per suffragio universale in proporzione al numero di abitanti, i deputati che avrebbero formato la Costituente a Roma. Le elezioni si tennero a Ferrara il 25 gennaio 1849, e videro una partecipazione di circa 30.000 cittadini. I quattordici deputati eletti, resi noti il 2 febbraio, furono: Carlo Mayr, Giovanni Costabili, Gherardo Prosperi, Silvestro Gherardi, Federico Pescantini, Luigi Caroli, Antonio Prioni, Giovanni Cavalieri Donati, Gaetano Bagni, Giacomo Manzoni, Salvatore Anau, Tomaso Stecchi Cavalieri, Pietro Beltrami, Carlo Grillenzoni. A seguito della rinuncia di Giacomo Manzoni, fu nominato Giuseppe Mazzini che, già eletto a Roma, propose come rappresentante del popolo per la provincia di Ferrara l’argentano Gaetano Lizabe Ruffoni. In questa nuova situazione politica la città e il territorio ferrarese dovevano comunque fare i conti con la presenza incombente degli austriaci. All’inizio di febbraio, una schermaglia tra alcuni soldati austriaci che attraversavano la città per procurarsi viveri e alcuni ferraresi degenerò nel sangue: il giovane Giacomo Sani, esponente di una facoltosa famiglia cittadina, fu ucciso a causa di un colpo sparato dagli austriaci, provocando così la reazione degli insorti che uccisero a loro volta tre soldati, e ferirono un ufficiale. Dalla cittadella fu sparato qualche colpo di cannone e in diversi punti della città furono alzate le barricate. Seguirono poi giorni di negoziazione alla fine dei quali gli austriaci se ne andarono a condizione che fosse versata una somma di denaro (in seguito rimessa al papa a Gaeta), che fossero forniti viveri e consegnati sei cittadini in ostaggio. Così gli austriaci lasciarono la città il 18 febbraio e con essi coloro che volontariamente si erano offerti come prigionieri (il cavaliere Antonio Francesco Trotti, il marchese Massimiliano Strozzi, il marchese Girolamo Canonici, Giuseppe Cadolini, Ippolito Guidetti e l’avvocato Giuseppe Agnelli). Contemporaneamente a Roma fu proclamata la Repubblica Romana (9 febbraio) alla quale, con voto di ratifica richiesto a tutte le province dai triumviri Mazzini, Saffi e Armellini, Ferrara e i vari Comuni della provincia aderirono tra il 30 aprile e il primo maggio. Attraverso questo voto i Consigli comunali espressero un’adesione sentitamente partecipata al governo repubblicano. Alcuni membri del notabilato cittadino presero parte diretta al governo della Repubblica. Fu il caso del marchese Giovanni Costabili, nominato dal Triumvirato membro della Commissione amministratrice delle finanze e dell’avvocato Carlo Mayr, già preside della provincia di Ferrara, che fu chiamato a Roma a ricoprire l’incarico di ministro dell’Interno.

L’inizio della guerra ingaggiata dal Piemonte contro l’Austria, nel marzo 1849, ebbe da subito un esito disastroso. Dopo la disfatta di Novara (23 marzo), Carlo Alberto fu costretto a chiedere un armistizio che si rivelò talmente oneroso da spingerlo all’abdicazione in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Gli austriaci giunsero a Ferrara il 6 maggio: il giorno prima erano stati rilasciati i sei ostaggi fatti prigionieri a febbraio. Il 5 era partito da Ferrara un battaglione di studenti comandato da Tommaso Roveroni e contemporaneamente anche un gruppo di volontari agli ordini di Enrico Francia, entrambi diretti alla volta di Roma. Tuttavia, dapprima si fermarono a Bologna poi si diressero ad Ancona (entrambe le città erano cinte d’assedio dagli austriaci), senza così riuscire a raggiungere la capitale. I volontari ferraresi rientrarono pertanto a Ferrara alla fine di giugno. Altri ferraresi, riuniti in un battaglione denominato dell’Unione furono impegnati direttamente a Roma contro l’esercito francese comandato dal generale Oudinot. A Ferrara l’esercito austriaco si accampò fuori dalla porta Po. Il generale Thurn Hohenstein domandò alla città di riconoscere il governo pontificio, ma tanto la magistratura quanto il Consiglio comunale rifiutarono di accondiscendere alla richiesta, mantenendosi fedeli alla repubblica. Questa situazione si protrasse sino alla fine di maggio quando il conte Filippo Folicaldi, delegato pontificio, assunse il governo della città in nome del papa. Il 4 luglio fu sciolto il Consiglio comunale ed eletta una commissione amministrativa di cui fu nominato presidente Eugenio Righini. Intanto a Roma, il 1° luglio, di fronte ad una impossibile resistenza contro l’armata francese, la Costituente aveva dovuto capitolare. L’indomani Giuseppe Garibaldi raccolse un gruppo di strenui volontari (4.000 uomini) per continuare la lotta dirigendosi verso l’Italia centrale. Quando giunse in Romagna, venute meno le speranze di una sollevazione delle province attraversate, la compagnia si sciolse e l’eroe dei Due Mondi, recuperati alcuni vascelli a Cesenatico, si imbarcò con pochi resistenti alla volta di Venezia per andare in soccorso della repubblica. Intercettato dagli austriaci, Garibaldi, accompagnato dalla moglie Anita, dovette sbarcare forzatamente a Magnavacca il 3 agosto. Dopo aver vagato due giorni, fu aiutato dal patriota comacchiese Gioacchino Bonnet che, incurante delle minacce degli austriaci a chiunque prestasse aiuto ai garibaldini, fornì un riparo ai fuggitivi e prestò gli ultimi soccorsi ad Anita, incinta e ormai stremata dalla marcia forzata a cui era stata costretta dopo la fuga da Roma.

Gli avvenimenti che si susseguirono nel corso del 1848 e 1849 videro a Ferrara una partecipazione popolare più larga rispetto ai moti insurrezionali precedenti, come dimostrano l’episodio dell’inizio di febbraio 1849, e la diffusione di idee fautrici di una partecipazione più ampia della politica, attestata dalle pagine del periodico repubblicano ferrarese «La Campana democratica del Lunedì».

CM, 2011

Bibliografia

Dino Pesci, Statistica del Comune di Ferrara compilata sopra documenti ufficiali. Con aggiunta di cenni storici intorno a Ferrara, Ferrara, Tipografia Domenico Taddei, 1869; Guido Magnoni Trotti, Renato Sitti, La vicenda dellUnità dItalia a Ferrara, prefazione di Luciano Chiappini, Ferrara, Sate, 1970; Luigi Davide Mantovani, Le elezioni per la Costituente romana a Ferrara nel gennaio del 1849, in Memoria e attualità dell’epopea garibaldina: atti e memorie del 150°Â anniversario della Trafila garibaldina e della Repubblica Romana, a cura di Sauro Mattarelli e Claudia Foschini, Ravenna, Longo, 2002, pp. 65-98; Gioacchino Bonnet, Lo sbarco di Garibaldi a Magnavacca: episodio storico del 1849, [ristampa dell’edizione del 1887], Ferrara, Centro Servizi per il Volontariato, 2009; Luciano Maragna, Ferrara e la Repubblica Romana. 1849: la ribellione, gli ostaggi, i protagonisti nel 150°Â anniversario dell’Unità d’Italia, Ferrara, ed. a cura dell’autore, 2010.

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