Editoria

Il frontespizio dell’Album Estense, pubblicato da Abramo Servadio nel 1850-60 Il frontespizio dell’Album Estense, pubblicato da Abramo Servadio nel 1850-60

Nel corso dell’Ottocento anche in Italia si assistette a un progressivo affermarsi della figura dell’editore moderno come imprenditore capace di elaborare progetti culturali. Non più cioè un tipografo che stampava testi in modo occasionale direttamente su commissione degli autori, ma un intermediario fra questi ultimi e un pubblico di lettori che, soprattutto dopo l’unificazione del mercato nazionale, si faceva sempre più vasto. Si trattò tuttavia di un fenomeno che riguardava quasi esclusivamente i centri maggiori – sopra tutti Milano, Firenze e Torino – mentre nel resto d’Italia la figura dell’editore coincideva ancora con quella del libraio-stampatore.

Anche a Ferrara per tutto il secolo l’editore continuò a essere un tipografo che vendeva al pubblico i suoi volumi in un negozio di cartoleria o un libraio che si dotava di torchi. In mancanza di studi generali per delineare un quadro sommario dell’argomento occorre incrociare i dati repertoriali forniti dal Catalogo dei libri italiani dell’Ottocento (CLIO, 1991) e dalla rassegna degli Editori italiani dell’Ottocento (2004) con quelli risultanti dall’indagine sistematica dei cataloghi delle biblioteche della provincia, resa possibile dai moderni strumenti informatici. Ne emerge un panorama in costante espansione di tipografie artigianali che stampano non solo saggi e opere di erudizione storica e religiosa, testi universitari, trattati medici e di ingegneria idraulica, ma anche e soprattutto opuscoli d’occasione (per matrimoni, funerali, celebrazioni), libretti d’opera, relazioni tecniche, leggi, decreti e documenti amministrativi, locandine, avvisi pubblici e, sul finire del secolo, cartoline illustrate. Se si eccettuano i componimenti in versi, la produzione letteraria era del tutto marginale, mentre la stampa di giornali e periodici costituiva parte significativa dell’attività delle tipografie ferraresi.

Fra Sette e Ottocento erano ancora operosi in città gli eredi di stamperie fondate alla fine del XVII secolo, come Giuseppe Barbieri (attivo 1727-99) e Francesco Pomatelli (c. 1781-1838), cui si aggiunsero gli Eredi di Giuseppe Rinaldi (1784-1810) e la società fra Bianchi & Negri (c. 1800-20). Nonostante si professassero stampatori camerali e del Sant’Uffizio o del Seminario, essi impressero indifferentemente opuscoli di soggetto religioso e libelli rivoluzionari. Nel 1809 Gaetano Bresciani fondò il suo moderno stabilimento tipografico che dominò la produzione libraria ferrarese per tutto il trentennio successivo e grazie agli eredi proseguirà la sua attività fino agli anni Venti del Novecento. Dal 1848 i Bresciani pubblicarono il più importante giornale cittadino, la «Gazzetta Ferrarese», e numerosi altri periodici.

Il maggior stampatore-libraio della seconda metà del secolo fu però Domenico Taddei, che dopo aver condotto e rilevato nel 1838 l’antica tipografia Pomatelli, dal 1840 cominciò a pubblicare a proprio nome. Fra le maggiori opere impresse da Taddei prima dell’Unità vanno ricordate l’edizione annotata delle Vite de’ pittori e scultori ferraresi (1844-46) scritte da Girolamo Baruffaldi nel secolo precedente e, fra il 1843 e il 1875, pressoché tutti i saggi storici di Luigi Napoleone Cittadella. Alla morte di Domenico nel 1883 il figlio Antonio assunse la conduzione della tipografia, della libreria e del prospero negozio di cartoleria, che avrebbe proseguito l’attività mantenendo il nome originario fino al 1994.

Ritornando in epoca preunitaria, figura notevole è quella di Abram Servadio, editore-libraio che non sembra aver stampato in proprio le sue pubblicazioni. Cominciò la sua attività curando l’edizione dei 13 volumi delle Opere in prosa e versi di Agostino Peruzzi, storico anconetano e canonico della Cattedrale ferrarese, impresse a Bologna per i tipi di Sassi nel 1844-47. Seguendo un preciso disegno editoriale Servadio in seguito pubblicò la seconda edizione delle Memorie per la storia di Ferrara di Antonio Frizzi (1847-50; 1.a ed.: Francesco Pomatelli, 1791-1809), facendole seguire nel 1857 dal Diario scritto dallo stesso Frizzi in loro continuazione, a cura di Camillo Laderchi. A corredo delle Memorie di Frizzi fra il 1850 e il 1860 uscì a fascicoli per sottoscrizione l’Album Estense, un volume bilingue in italiano e francese che raccoglieva testi dei maggiori storici ferraresi (Laderchi, Francesco Canonici, Pompeo Litta e altri) dedicati ai monumenti, ai poeti e ai duchi di Casa d’Este, illustrato da litografie dei Fratelli Doyen di Torino tratte da disegni di Adeodato Malatesta, Giuseppe Coen, Francesco Migliari e altri artisti ferraresi. L’opera è uno degli esempi più significativi del revival estense che caratterizzò la cultura e l’arte ferrarese durante l’epoca risorgimentale. Altre opere degne di nota dell’editore israelita sono: il Saggio di una bibliografia storica ferrarese compilato dal direttore della Biblioteca Ariostea Giuseppe Antonelli, anch’esso stampato a Bologna da Sassi nel 1851; lo studio sulla Pittura ferrarese di Laderchi del 1856 e diversi testi universitari come i volumi di Luigi Borsari sul contratto di enfiteusi, i corsi di medicina di Luigi Bosi e la traduzione italiana (1849) del Corso di economia politica di Pellegrino Rossi, docente alla Sorbona e ministro dell’Interno nel governo “liberale” voluto da Pio IX nel 1848.

Libraio-editore fu anche Michelangelo Maccanti, proprietario di un “gabinetto di lettura”, che pubblicò alcuni volumi fra il 1847 e il 1855; col nome della Libreria Buffa uscì nel 1857 il Vocabolario domestico ferrarese-italiano di Carlo Azzi e poco altro nel 1872-75; unico libro edito dal noto emporio Pistelli Bartolucci, già allora posto al piano terra del Teatro Comunale, fu invece una Guida di Ferrara di G. Pazi (1875). In epoca preunitaria fu inoltre attiva la Tipografia alla Pace, sotto il cui nome, tratto dall’omonima piazza (oggi corso Martiri della Libertà) dove avevano i loro torchi e banchi di vendita molti stampatori, operarono diversi gestori: dai fratelli Negri (1837-46) agli eredi Rinaldi (1847-49, 1856-59), ad Angelina Trombetta (1850-53).

Dopo l’Unità mise in moto le macchine la tipografia dell’Eridano, cui si deve la stampa del giornale omonimo (1861-64) e di altri quotidiani come «Il Corriere Ferrarese» (1864-65) e «La Provincia di Ferrara» (1903-22). L’Eridano fu inoltre editore dell’importante «Bollettino del manicomio provinciale di Ferrara» (1874-1901) e di diversi studi di psichiatria. Molto intensa fu anche l’attività della tipografia Sociale, che fra il 1872 e il 1913 fu il maggiore editore in città dopo Taddei e Bresciani e pubblicò diversi testi universitari, il Vocabolario ferrarese-italiano di Luigi Ferri (1889), gli Annali ferraresi (1830-1880) di Mariano Roveri (1891-92) e altri studi di storia locale. Più limitata l’attività della tipo-litografia Sabbadini, che fra il 1865 e il 1878 stampò alcuni periodici («La Sentinella del Po», 1865-66; «Il Savonarola», 1868) e vari opuscoli.

Come nel resto d’Italia, anche a Ferrara la produzione libraria aumentò progressivamente dopo il 1880 parallelamente all’estendersi del numero dei lettori. L’introduzione dell’obbligo scolastico elementare con la legge Coppino del 1877 fu all’origine di un considerevole aumento della produzione di sussidiari, manuali scolastici e libri per ragazzi, che da allora diventò uno dei settori portanti dell’editoria.

Per far fronte all’aumentata domanda, cominciarono la loro attività molte nuove tipografie: basti qui ricordare l’Economica (1884-93), che stampava in particolare opere di soggetto religioso (ma anche il giornale anarchico «Il Proletario», 1892); gli Operai Compositori (1888-96); la tipografia del Patronato o di Giuseppe Barbieri (1891-1902), che dal 1895 impresse il settimanale clericale «La Domenica dell’Operaio»; la Bertoni (1897-1904), di Giovanni che fondò e diresse il quotidiano «Il Mattino» (1897-99); la Commerciale (1899-1905); lo Stabilimento tipografico Ferrarese (1906-16); la Ferrariola (1909-18). L’impresa destinata a maggior fortuna fu la Premiata tipografia sociale di Giovanni Zuffi, che cominciò l’attività nel 1897 e stampò, fra l’altro, gli «Atti e Memorie» della Deputazione di storia patria fino al 1931.

Anche in provincia furono attive tipografie che stampavano libri. A Cento Lanzoni e Soffritti (c. 1844-1880) pubblicarono studi di storia locale, fra cui il Sunto storico della città di Cento di Gaetano Atti (1853) e i Cenni biografici degli illustri centesi di Antonio Orsini (1880); a Comacchio Sansoni (1854, 1864-1888), Fantini (1901-09) e Carli (1911-13) pubblicarono soprattutto scritti d’occasione, statuti di associazioni, contratti legali e studi relativi alle opere di bonifica e alla pesca. Argenta dispose della tipografia di Demetrio Bandi (1868-72), cultore di storia locale che fu editore di se stesso, e della Tipografia Argentana della Società Operaia (1881-1913 e oltre), che pubblicò alcuni testi letterari (Metastasio, Lettere a Maddalena Varano, 1885; Vincenzo Monti, Lettera a G.B. Costabili, 1885), ma soprattutto atti del Comune e testi di interesse locale. A Copparo stamparono volumi occasionalmente Caretti (1885-86), Bompani di Berra (1891) e Mura (1894-1909) che pubblicò il periodico socialista «Il Pantalone» e «Il Giornale di Copparo».

Tornando a Ferrara a fine secolo, la casa Taddei, dopo essere stata diretta nel 1893-96 da Giuseppe Montanari (in seguito editore in proprio a Faenza), fu acquistata nel 1897 da Antonio Soati, già ottimo amministratore della concorrente ditta Bresciani. Soati pubblicò nel 1907 Gli aborti di Corrado Govoni e nel 1911 la seconda edizione delle Poesie elettriche dello stesso dando inizio al processo di trasformazione della vecchia stamperia artigiana in una piccola e raffinata casa editrice letteraria, sul modello delle fiorentine come la Vallardi. Tale processo si compirà dopo il 1912, quando l’azienda, divenuta proprietà di Alberto e Giulio Neppi, avrebbe assunto il nome di STET (Società Tipografica Editoriale Taddei). Sotto la direzione di Alberto Neppi la casa editrice sviluppò ulteriormente il settore educativo e scolastico e accentuò la sua vocazione letteraria pubblicando, fra il 1915 e il 1920 scritti di Filippo ed Ernesta Tibertelli de Pisis, Giuseppe Ravegnani, Antonio Beltramelli, Diego Valeri, Franco Ciarlantini. La STET, che dal 1917 al 1924 pubblicò un catalogo delle proprie edizioni ordinato in collane, fu la prima vera casa editrice ferrarese. Da un punto di vista commerciale l’operazione fu però un fallimento: nel 1920 i Neppi vendettero la libreria e nel 1924 la casa editrice cessò definitivamente l’attività per venire infine rilevata dalla Nuova Italia di Firenze.

MT 2013

(Marcello Toffanello)

Bibliografia

Fondo bibliografico, catalogo I: editoria ferrarese dal 1796 al 1914, «Quaderni del Centro Etnografico Ferrarese», 16, Comune di Ferrara, 1979; Taddei una casa editrice ferrarese 1840-1924, [Comune di Ferrara, 1980]; Catalogo dei libri italiani pubblicati nell’Ottocento (CLIO), 19 voll., Milano, Bibliografica, 1991, ad voces; Editori italiani dell’Ottocento: repertorio, a cura di Ada Gigli Marchetto et al., 2 voll., Milano, Angeli, 2004, ad voces; Elena Marescotti, voce Taddei Domenico, in TESEO. Tipografi e editori scolastico-educativi dell’Ottocento, diretto da Giorgio Chiosso, Milano, Bibliografica, 2004, pp. 581-582.

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