Forme della vita religiosa

Giovanni Pagliarini (Ferrara 1809 – 1878), Madonna col Bambino, 1854; olio su tela, cm 124 x 90; Ferrara, Museo dell’Ottocento Giovanni Pagliarini (Ferrara 1809 – 1878), Madonna col Bambino, 1854; olio su tela, cm 124 x 90; Ferrara, Museo dell’Ottocento Ferrara, Civiche Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea

Le radici della spiritualità di marca antigiansenistica, che, imperniata sulla pietà eucaristica e sulla devozione mariana, attraverserà l’intero Ottocento ferrarese, affondano nel tardo Settecento. Già l’arcivescovo Alessandro Mattei (1777-1807) caldeggiò la devozione delle Quarantore in Quaresima, in Avvento e nelle principali solennità. Il 24 maggio 1779 incoronò solennemente la venerata immagine della Vergine delle Grazie con una corona aurea donata dal Capitolo della basilica di San Pietro in Roma. Introdusse inoltre la devozione al sacro cuore di Gesù e al cuore addolorato di Maria per il carnevale santificato (che pare abbia avuto inizio nel 1802 nella chiesa di Santo Stefano, per poi diffondersi in altre chiese cittadine). Di questa religiosità ottocentesca, i cui promotori miravano a sottrarre la popolazione all’influenza del pensiero razionalista e all’indifferentismo, rinvigorendone l’afflato religioso, e che costituirà la cifra devozionale dell’ultramontanismo (vedi Chiesa cattolica), uno dei primi e principali esponenti fu a Ferrara l’ex-gesuita Alfonso Muzzarelli (1749-1813), diffusore in Italia della pratica del mese mariano e autore di un testo classico di tale devozione – Il mese di Maria o sia di maggio (Ferrara, 1785) – nonché di un’operetta su Gli ultimi trenta giorni di carnevale santificati dai divoti del Cuore addolorato di Maria, che conobbe numerose edizioni. Da qui si diparte – com’è stato osservato – «una linea che avanza diretta sino almeno a Giovanni Grosoli, ai monsignori Luigi Castellani, Luigi Fiacchi di Ferrara e Concetto Manfrini di Comacchio» (Samaritani).

Entro tale contesto gli arcivescovi Odescalchi (1823-1825) e Filonardi (1826-1834) diedero notevole impulso alle devozioni alla Madonna del Carmelo e alla Madonna del Rosario, alla liturgia delle Quarantore e all’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento. Fra le forme di religiosità popolare più diffuse durante l’episcopato del cardinal Della Genga Sermattei (1834-1843) si devono ricordare invece i tridui (tre giorni) di preghiere indirizzate ai santi patroni della diocesi, Giorgio e Maurelio (di cui si conservavano e si conservano tuttora le reliquie), celebrati sia in Cattedrale sia nelle chiese del contado. Volti a propiziare la pioggia indispensabile per le coltivazioni agricole o a scongiurare il pericolo di inondazioni o pestilenze o a ringraziare il Signore per uno scampato pericolo, questi tridui vanno considerati come «espressione della pietà ultramontana a livello locale». A questa stessa temperie sembrano ricondurci le indulgenze concesse con particolare frequenza da Della Genga a quanti fossero intervenuti a quei tridui di preghiera. Il presule mantenne e rafforzò la devozione al Santissimo Sacramento: sia che essa si esplicasse nella processione eucaristica del Corpus Domini e in quella dell’Ottava, sia che si dispiegasse, più frequentemente, nell’esposizione del Santissimo Sacramento nella forma delle Quarantore. Dell’opera del cardinal Della Genga sarà inoltre da ricordare il frequente richiamo ai fedeli perché rispettino il digiuno quaresimale.

Quanto al cardinal Cadolini (1843-1850), promosse forme di spiritualità caratterizzate da un’attitudine di distacco dal mondo e sostanziate di contemplazione, silenzio, ritiro e mortificazione interna ed esterna, ispirate alla mistica sublime di santa Teresa e di san Giovanni della Croce. Ad esse volle improntati alcuni monasteri di clausura di Ferrara. Se a tali forme di spiritualità il presule si era accostato sin dagli anni della giovinezza durante la lunga permanenza a Madrid, esse costituiscono al contempo una delle espressioni più significative della devozione ultramontana, le cui manifestazioni tipiche – il culto mariano, quello del Sacro Cuore di Gesù e del Santissimo Sacramento – Cadolini non mancò di promuovere: l’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento venne introdotta in tre monasteri di clausura (in quello delle Carmelitane Scalze di Santa Teresa si protrasse sino al 1867); quanto alla devozione per la Madonna, a prescindere dal culto ferrarese della Madonna delle Grazie, essa si esprimeva in svariate forme, tra cui occorre ricordare la fondazione della Confraternita dell’Immacolato Cuore di Maria. A Cadolini si deve pure l’arrivo a Ferrara delle Suore di Carità, la cui attività si svolse principalmente in ambito assistenziale (ospedali, ricoveri, asili d’infanzia).

La promozione di forme di devozione e pietà popolare che si opponevano al rigorismo giansenista non fu estranea neppure alla cultura e alla spiritualità del cardinal Vannicelli Casoni (1850-1877), il quale alimentò sia la liturgia mariana, sia la pietà eucaristica. Quest’ultima si espresse nella solennità del Corpus Domini – che ricevette nuovo impulso nel 1871 in coincidenza con il settimo centenario del prodigioso sangue venerato nella basilica di Santa Maria in Vado – e nel culto del Sacro Cuore di Gesù, a cui nel 1871 il vescovo consacrò la diocesi. La Madonna fu venerata soprattutto come madre delle Grazie e patrona della città, la cui protezione il vescovo invocò nel 1855 per scongiurare l’epidemia di colera e nel 1872 in occasione della rotta del Po.

Durante l’epidemia del 1855 si verificò una ripresa del ricorso popolare a immagini taumaturgiche: tornò a diffondersi il monogramma di san Bernardino e ripresero vigore la venerazione per il crocifisso di via Cavedone sul fianco della chiesa di Sant’Antonio Abate e quella per l’immagine della Beata Vergine del Buon Consiglio conservata nella chiesa di San Maurelio sin dal 1756. Lo testimoniano alcune targhe in cotto raffiguranti la Beata Vergine, collocate sulle facciate degli edifici per proteggerli dal dilagare del morbo.

Altre importanti testimonianze iconografiche della pietà popolare sono le immagine votive: a riguardo si possono ricordare i dipinti votivi custoditi presso il santuario del Santissimo Crocifisso di San Luca e nella chiesa di San Paolo in corso Porta Reno, oltre alle opere conservate nel convento di Sant’Antonio in Polesine, testimonianza della diffusa devozione alla beata Beatrice d’Este.

Nel 1875 Vannicelli Casoni fondò la Pia Unione della Beata Vergine. Conformandosi alle indicazioni pontificie in materia devozionale, anche il cardinal Giordani (1877-1893) si adoperò per orientare la devozione popolare verso il culto della Madonna, nelle sue espressioni tradizionali dell’Immacolata Concezione, del Rosario, del Carmelo e della patrona Beata Vergine delle Grazie, della cui incoronazione ricorse nel 1879 il centenario. Per ciò che attiene in particolare la devozione alla Madonna del Rosario, dopo la pubblicazione dell’enciclica Octobri Mense adventante (1891), il cardinal Giordani dispose che nelle parrocchie si celebrasse il mese di ottobre. Promosse inoltre i culti di san Giuseppe, «proposto come modello all’inquieto mondo operaio del tempo», e di san Francesco d’Assisi, il quale costituiva, a parere del presule, un modello di un ritorno «all’esatta osservanza della legge cristiana».

Un deciso impulso alle forme più diffuse e frequenti della pietà ultramontana diede anche l’arcivescovo Pietro Respighi (1897-1900): il suo episcopato si segnala in particolare per la riproposizione di pratiche tese a riavvicinare alla Chiesa i ceti popolari minacciati dal materialismo e dall’indifferentismo, tra cui, oltre alle tradizionali devozioni mariane, i pellegrinaggi su luoghi sacri (a Roma nel 1893, a Milano nel 1897, alla basilica di Sant’Antonio a Padova, alla tomba di san Domenico a Bologna e al santuario di Santa Maria in Vado a Ferrara) e la pratica dell’Obolo di San Pietro, che era stata benedetta da Pio IX nel 1871 ed era intesa come omaggio dei fedeli al vescovo di Roma. Monsignor Respighi sostenne inoltre la diffusione del Terz’Ordine francescano, che egli stesso definiva come la «vita cristiana osservata da persone secolari mediante la regola di S. Francesco d’Assisi». La valorizzazione del Terz’Ordine francescano si inseriva a sua volta nel contesto di una valorizzazione del ruolo svolto in seno alla comunità religiosa dal laicato. A tal proposito sarà opportuno ricordare che anche a Ferrara, come in altre aree della penisola, si era consumato nel corso dell’Ottocento il declino delle antiche confraternite e compagnie religiose, cui erano subentrate nuove forme aggregative. Si pensi innanzitutto alla conferenza di San Vincenzo de’ Paoli, la cui azione a Ferrara, negli anni Ottanta dell’Ottocento, si dispiegò attraverso l’Opera di Patronato, l’Opera di San Giovanni di Dio e il Segretariato dei Poveri. Importanti gruppi e sodalizi laicali erano sorti a Ferrara durante l’episcopato di Vannicelli Casoni: l’Opera Pia di Santa Dorotea (1855), L’Opera Pia della Santa Infanzia (1858) e l’Opera Pia dell’Obolo di San Pietro, nonché l’Associazione delle Famiglie Cattoliche, una sezione della Società della Gioventù Cattolica Italiana (1871), e infine la Società Operaia Cattolica di Mutua Carità (1873). Alla fine del secolo il rinnovato dinamismo dei laici in seno alla Chiesa troverà una delle più rilevanti espressioni nell’Opera dei Congressi. La spiritualità ultramontana continuerà a improntare l’Opera. Essa caldeggiò tra l’altro la devozione alla Sacra Famiglia di Nazareth, rivolta principalmente alle madri di famiglia. Presso la chiesa di San Michele a Ferrara prendeva avvio contemporaneamente la devozione a sfondo sociale della Madonna di Pompei, che si diffonderà ampiamente nella diocesi attraverso la pratica della supplica dell’8 maggio.

Di chiara ascendenza ottocentesca fu la spiritualità – imperniata sul culto mariano, del Santissimo Sacramento e del Rosario – che improntò il programma pastorale dell’arcivescovo Giulio Boschi (1900-1919). La vitalità di cui le forme di pietà ultramontana continuavano a godere nei primi decenni del Novecento attestano le operette devozionali di monsignor Luigi Fiacchi: Il S. Cuore di Gesù: considerazioni per il mese di giugno (1911) e Nuove considerazioni per il mese mariano … proposte ai devoti di Maria (1913).

CB, 2011

Bibliografia

Roberto Roda, Arte e religiosità popolare, in Storia illustrata di Ferrara, a cura di Francesca Bocchi, Milano, Nuova Editoriale AIEP, 1989, vol. 3, pp. 673-688; Amerigo Baruffaldi, La Chiesa di Ferrara nell’età del Liberalismo e del Totalitarismo, in La Chiesa di Ferrara nella storia della città e del suo territorio, vol. II, a cura di Luciano Chiappini, Werther Angelini, Amerigo Baruffaldi, Ferrara, Corbo, 1997, pp. 268-443; Antonio Samaritani, Profilo di storia della spiritualità, pietà e devozione nella chiesa di Ferrara-Comacchio, Reggio Emilia, Diabasis, 2004.

Letto 8443 volte
Altro in questa categoria: « Paesaggi letterari Archivi »

Istituto di Storia Contemporanea - vicolo Santo Spirito, 11 - 44121 Ferrara
Telefono e fax: 0532/207343 - email: isco.ferrara@gmail.com - sito: http://www.isco-ferrara.com/ - Privacy & Cookies