Catasti e proprietà

Catastino rustico del Comune di Massafiscaglia, 1833 Catastino rustico del Comune di Massafiscaglia, 1833 Archivio di Stato di Ferrara, Cessati Catasti

La fine del dominio pontificio sulla provincia ferrarese ad opera delle truppe francesi portò con sé profondi sconvolgimenti negli assetti fondiari e proprietari. I vasti possedimenti terrieri ed edilizi di monasteri, confraternite, opere pie furono espropriati come “beni nazionali” e messi all’asta per far fronte al mantenimento delle armate napoleoniche. Insieme ad altri beni, finirono espropriati anche decine di migliaia di ettari delle lagune comacchiesi amministrate dalla Reverenda Camera Apostolica. I mutamenti giuridici ed istituzionali introdotti con il codice civile napoleonico (1804) sancivano inoltre il trionfo della proprietà piena e assoluta, liberandola da molti gravami (usi, livelli, enfiteusi, fedecommessi, ecc.) che fino a quel momento rendevano asfittico e immobile il mercato della terra e dei beni immobili. Davanti a queste novità le forze speculative non si lasciarono sfuggire l’occasione. Tra queste vi erano i membri della allora popolosa comunità ebraica ferrarese, che tradizionalmente detenevano molte leve commerciali e finanziarie della città e di altri centri della ex Legazione pontificia (Cento, Lugo e altrove). Significativo il fatto che alla carica di presidente della Municipalità di Ferrara durante la Repubblica Cisalpina fosse chiamato l’ebreo Pesaro, come a sottolineare l’emergere di un nuovo ceto dirigente economico prima escluso dalle cariche cittadine.

Erano stati rimossi, sia pure per pochi anni, molti ostacoli alle attività in campo agricolo di appartenenti alla comunità ebraica e la loro buona disponibilità di capitali liquidi poté permettere loro di investire nella terra, sia direttamente, sia come intermediari e prestatori per conto di acquirenti dei beni nazionali. Tra i nomi israeliti che comparvero nei più rilevanti acquisti all’asta di beni nazionali messi in vendita nel solo comprensorio del Consorzio di bonifica del Polesine di San Giorgio incontriamo Angelo Pace Pesaro (315 ha), la ditta Fratelli Isacchi (194 ha), i fratelli Dalla Vida (184 ha), Felice Coen (76 ha), Davide Hanau (52 ha) per un totale di circa 628 ettari su 4.362 ettari di beni venduti all’asta. Entro il 1828 questi acquirenti si erano ormai liberati delle proprietà terriere acquisite all’asta rivendendole a borghesi, forse nell’incertezza provocata dalla restaurazione del vecchio governo ecclesiastico.

Un quadro preciso della distribuzione della proprietà terriera nel momento della soppressione degli Ordini religiosi da parte dei francesi non esiste. La compilazione di un catasto generale delle province dello Stato pontificio era stata ordinata da Pio VI con editto del 15 dicembre 1777 ma restavano escluse dal provvedimento Bologna, Ferrara e l’Agro Romano. Nelle due città emiliane furono inviati con l’intento di riordinare il sistema fiscale due legati pontifici riformatori: a Bologna Ignazio Boncompagni e a Ferrara Francesco Carafa. Secondo le norme di Pio VI i proprietari dei terreni dovevano fornire alle Comunità dichiarazioni di «assegne» giurate sui loro beni in base a precedenti atti catastali o contrattuali. Le Comunità, a loro volta, dovevano provvedere a valutare i terreni stessi affidandosi a periti agrimensori. L’applicazione di tali disposizioni incontrò naturalmente infinite resistenze ed opposizioni. La Legazione di Ferrara, guidata dal cardinale Francesco Carafa, decise di utilizzare documenti di tipo catastale esistenti, ossia il Campione dei terreni che serviva per la riscossione dell’unica vera e più importante imposta diretta che gravava sui proprietari terrieri ferraresi, ossia la tassa scoli. Questa era applicata sia dalla Cassa dei Lavorieri del Po, sulla base delle grandi circoscrizioni idrauliche del territorio comunale di Ferrara, sia dalle altre autonome amministrazioni idrauliche o consorzi di bonifica (Grande Bonificazione Ferrarese, Serragli di Bondeno, ecc.).

Bisognò attendere l’attivazione nel 1835 del Catasto Gregoriano (oggi Vecchio Catasto Terreni) per avere finalmente una esatta misurazione e stima dei terreni ferraresi. Il catasto, entrato in vigore durante il pontificato di Gregorio XVI, era stato ordinato da Pio VII poco dopo la restaurazione del potere pontificio con motu proprio nel 1816 ed attuato con numerosi provvedimenti successivi che si muovevano però sulle tracce fissate dal decreto di Napoleone del 1807 col quale si organizzavano le finanze del Regno d’Italia. Era un censimento di terreni e possessori di tipo geometrico-particellare, a stima indiretta. Per la misurazione delle superfici fu adottato il sistema metrico, scegliendo come unità la «tavola» di mille metri quadrati; in modo che dieci «tavole» formassero il «quadrato», ossia l’ettaro.

Nei lunghi anni che trascorsero prima dell’attivazione del Catasto Gregoriano, a fini fiscali l’unico documento utilizzabile rimase perciò il cosiddetto Catasto Carafa, sui cui registri venivano registrate anche le volture. Il limite più evidente di questo strumento era la stima dei terreni circoscritta a poche generiche categorie fiscali, sulla base dell’utilità conseguibile con le opere di bonifica e scolo. I terreni erano infatti classificati in arativi abbragliati (cioè arborati e vitati), campagnoli (arativi nudi), prativi, pascolivi e sabbionivi. Il secondo grave limite del documento fiscale è che escludeva dalla registrazione vasti possedimenti degli esenti o privilegiati. Per citare un esempio, dall’elenco dei possessori contribuenti nei villaggi del Polesine di Casaglia mancava proprio la villa di Casaglia, situata al centro di una grande tenuta di oltre 1.000 ettari esentata dalla tassa sui lavorieri in quanto appartenente alla grande famiglia dei Pio di Savoia.

Lo studio di questi documenti catastali compiuto da Mario Zucchini, pur con i limiti segnalati e con l’elaborazione dei dati finora circoscritta ad una parte del territorio ferrarese, mostrava alcuni dati interessanti sull’evoluzione dei rapporti di proprietà alle soglie del XIX secolo. Sempre con riguardo al solo Polesine di San Giorgio, dove si concentravano i terreni migliori, l’elaborazione dei dati mise in evidenza che su un complesso di beni allibrati di 38.887 ettari, ben 10.524 erano nelle mani di clero ed ordini ecclesiastici; 7.400 ettari appartenevano alla nobiltà e ben 20.532 alla borghesia rurale ed urbana. I mutamenti degli anni francesi consegnarono nelle mani borghesi, tramite acquisti all’asta dei beni nazionali, sempre nello stesso territorio, altri 4.362 ettari di terra. Troveremo fra gli acquirenti appartenenti alla vecchia nobiltà ferrarese solo pochissimi nomi: Giovanni Battista Costabili Containi, i marchesi Bevilacqua e membri della famiglia Bonacossi. Oltre agli ebrei, le presenze più significative erano di personaggi che ebbero un ruolo importante nei decenni successivi e che finirono nei ranghi della nuova nobiltà napoleonica o pontificia: Luigi Massari, banchiere e appaltatore delle Valli di Comacchio creato conte nel 1810; Luigi Gulinelli, creato conte da Gregorio XVI; Giovanni Costabili Containi, creato conte da Napoleone e poi marchese nel 1841 sempre dal papa; Luigi Recchi, che ebbe il titolo di conte da Pio IX.

Saranno i discendenti di questa nuova nobiltà tra i protagonisti dello sviluppo dell’agricoltura ferrarese nel secolo XIX, mentre grandi proprietari appartenenti alla nobiltà cederanno invece una grande massa di beni fondiari alle società che intrapresero la bonifica e i colossali prosciugamenti iniziati dopo il 1870 nelle paludi dell’oriente ferrarese. La sola Ferrarese Land Reclamation Company (poi SBTF) dalla sua costituzione il 20 luglio 1871 al 1877, anno in cui il Consorzio di bonifica del I Circondario Polesine di San Giovanni redasse un proprio catasto consorziale, acquistò dai vecchi proprietari ben 15.182 ettari. Vendettero 127 ettari il conte Luigi Saracco; 507 gli ebrei Parenzo e Levi; 715 il marchese Cesare Bevilacqua; 493 Giuseppe Pavanelli; 428 Alessandro Navarra; 880 il conte Giacomo Gulinelli; 222 il conte Stefano Graziadei, e via proseguendo cedettero le loro terre i casati nobili Varano, Golfarelli-Trotti e altri. Alienarono alla SBTF vasti beni la comunità di Mezzogoro (842 ha) e Codigoro (99 ha). Nel Polesine di San Giorgio vendettero propri beni di uso comunitario all’ingegnere milanese bonificatore Girolamo Chizzolini e al figlio Luigi le comunità di Comacchio (Valle Gallare, 3.586 ha) e quella di Massafiscaglia (Valle Volta, 3.518 ha).

In definitiva, dopo i sommovimenti dell’età napoleonica, la provincia di Ferrara conobbe un secondo terremoto negli assetti fondiari. Faceva il suo ingresso nell’attività agricola sulle terre di bonifica un nuovo gruppo di proprietari, ormai costituito da società anonime (Società Cirio, Società Agricola Immobiliare Veneta, Società Anonima Immobiliare Lodigiana, la Société Vaudoise d’Exploitations Agricoles di Losanna, ecc.). Dietro un mercato fondiario sempre più allargato oltre i confini provinciali lavorava il capitale bancario, sia italiano (Banca di Torino) sia straniero, per buona parte a componente ebraica (Banca Ulrico Geisser, Banca Klein di Vienna).

Agli inizi del XX secolo la provincia di Ferrara mostrava orgogliosa in un congresso internazionale sulle bonifiche le colossali trasformazioni intervenute nella parte orientale del suo territorio, vantandosi di poter essere da allora chiamata «l’Olanda d’Italia».

FC,  2012

Bibliografia

Mario Zucchini, Il Catasto Carafa del secolo XVIII nel ferrarese, «Rivista di storia dell’agricoltura», a. VI, 3, settembre 1966, pp. 219- 232; Teresa Isenburg, Investimenti di capitale e organizzazione di classe nelle bonifiche ferraresi, Firenze, La Nuova Italia, 1971; Giorgio Porisini, Bonifiche e agricoltura nella bassa Valle padana (1860-1915), Milano, Banca Commerciale Italiana, 1978; Franco Cazzola, Il catasto Carafa nella legazione di Ferrara, in «In primis una petia terre». La documentazione catastale nello stato pontificio, Atti del convegno di studi (Perugia, 30 settembre - 2 ottobre 1993), «Archivi per la storia» a. VIII, 1-2, gennaio-dicembre 1995, pp. 281-294.

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