I centri urbani: Bondeno

Il ponte della ferrovia sul Panaro, costruito nel 1898 Il ponte della ferrovia sul Panaro, costruito nel 1898 cartolina di inizio Novecento, collezione privata

A seguito delle modifiche dei confini amministrativi dei primi anni dell’Ottocento, il Bondesano formava (insieme a Vigarano Mainarda, Poggio Renatico con Mirabello e Gallo) il secondo Cantone del primo Distretto di Ferrara; nel 1853 la terra di Bondeno faceva parte del Circondario di Ferrara e comprendeva Settepolesini, San Biagio, Cantalupo, Burana, Salvatonica, Scortichino, Pilastri e le borgate Ospitale, Santa Bianca, Stellata.

Il centro di Bondeno era sorto nel Medioevo nel triangolo di terra formatosi alla confluenza del Burana con il Panaro. Il territorio ha sempre rispecchiato la tipicità della natura del Ferrarese, segnato dai “serragli” (aree di scolo racchiuse da arginature per evitare che acque esterne entrassero da terre a giacitura più alta) e dall’instabile equilibrio idraulico che si protraeva da secoli, percosso dalle bizze del Po, del Reno, del Panaro e di corsi minori che attraversavano anche l’area urbana, come lo scolo Poretto che, proveniente dal serraglio delle Sorellare, sfociava nel Panaro vicino alla chiesa maggiore di Bondeno, e come il Buranella che finiva nel Burana proveniente dal lato ovest dell’attuale piazza Gramsci.

Se da un lato le “strade liquide” permisero un certo sviluppo economico e sociale di una terra da sempre di confine e importante snodo commerciale, per tutto il XIX secolo le piene del Panaro – dodici tra il 12 agosto 1813 e l’8 novembre 1844 – mantennero in costante pericolo terre e abitazioni, e fino al 1872, quando una devastante rotta del Po danneggiò molto di quanto era stato fatto a difesa delle campagne e del centro urbano, dove pagarono le conseguenze dell’inondazione un centinaio di case – oltre a trenta crollate totalmente – numerose botteghe, due chiese, la caserma, il cimitero. Il riscatto delle terre accompagnò per tutto il secolo una popolazione che viveva di agricoltura e che quotidianamente doveva fare i conti con estensioni allagate, con valli di canna e giunchi. Il paesaggio anfibio è ancora ricordato nella toponomastica attuale dalle vie Argine Cittadino, Argine Diversivo, Argine Po, Argine Traversagno, Argine Lupo, Botte Panaro, il piazzale delle Bonifiche, le strade Cavo Napoleonico, Serraglio, ecc.

Dopo l’immobilismo dell’età pontificia, nel periodo napoleonico il neonato Magistrato Civile per l’immissione del Reno nel Po (facente capo alla Direzione Generale delle Acque e Strade) mise a fuoco il problema delle acque progettando la costruzione della botte napoleonica, i cui lavori iniziarono nel 1811, seguendo un piano che avrebbe reso possibile la bonifica e lo sviluppo del comprensorio. La botte venne aperta diversi decenni più tardi, nel 1899, date le numerose interruzioni per problemi di diversa natura – dai cambi di governo all’incognita della ripartizione delle spese, al carico tributario – per riprendere, quando il contesto si era ormai fatto disperato, con il varo della legge 736 del 30 dicembre 1892 – promossa dal ministro ai Lavori Pubblici Francesco Genala – che erogava i finanziamenti necessari.

I lavori per la bonifica della valle di Burana attirarono dal Ferrarese, dal Mantovano e dal Modenese la manodopera bracciantile, poi organizzata nella Società Cooperativa fra operai braccianti di Bondeno nel 1889.

Alla fine del secolo la produzione agricola si basava su legumi e cereali a coltivazione alternata con la tradizionale rotazione biennale, mentre aveva preso piede, a partire dal XVIII secolo, la coltura della canapa, che, sebbene non andasse oltre le fasi di lavorazione iniziali, concorse a mettere in moto il legame tra agricoltura e industria, rafforzatosi nel tempo; l’attività industriale trovò poi la sua strada nel progresso quando si diffuse la coltivazione della barbabietola.

Lo sviluppo urbano di Bondeno – in antico circondata da numerosi borghi e cinta da mura – andò di pari passo con l’avvicendarsi delle diverse dominazioni e delle relative loro necessità, sempre comunque vincolato alla presenza dei fiumi che attraversavano l’abitato: il Panaro, che proveniva dal Modenese per gettarsi in passato nel Po di Ferrara poco oltre l’abitato ma che dal Seicento aveva occupato l’alveo di questo ramo antico del fiume fino al suo attuale sbocco presso Stellata, e il Burana che confluiva nel Panaro dentro l’area urbana, interessata anche, come già ricordato, da corsi di minore entità. Il Panaro disegnava una larga ansa – interrata nel 1886 – presso la torre delle Dozze, lambendo le terre del borgo di Santa Teresa prima di entrare nell’abitato del capoluogo con direzione via Pretoriale (ora via Alfredo Oriani). Tra gli altri borghi erano quelli del Carmine e quello di San Giovanni, presso il quale un ponte in muratura univa le due sponde del Panaro dal 1761. La confluenza del Burana e dei corsi d’acqua che esso raccoglieva era regolata fin dall’età medievale dalla chiavica Bova, che insieme alle più moderne chiaviche di Carbonara e Pilastresi disciplinava la stabilità idraulica. L’espansione edilizia avvenne nelle strade che correvano parallelamente ai corsi d’acqua.

Gli avvenimenti politici risorgimentali e le ripetute inondazioni dei primi decenni del secolo impedirono un’urbanizzazione razionale. All’indomani del Congresso di Vienna già non restava traccia delle fortificazioni austriache terminate appena nel 1814, demolite e saccheggiate dalla popolazione, così come nulla rimaneva delle mura precedenti. Nella prima metà dell’Ottocento particolare attenzione fu rivolta alla sistemazione e alla manutenzione delle strade interne ed esterne, sulle quali incombeva sempre il rischio delle esondazioni dei fiumi Po, Panaro, Burana e Secchia.

Una nuova casa comunale venne costruita tra il 1829 e il 1845 su un edificio preesistente nel lato orientale di piazza Castello; tra il 1858 e il 1861 fu edificato il nuovo macello sulla strada per Scortichino. Il profilo territoriale si trasformò a seguito dei lavori di bonifica – in particolare il nuovo tracciato del canale di Burana – e della costruzione della stazione ferroviaria: Bondeno si sarebbe allacciata alle aree industrializzate con la realizzazione della linea Suzzara-Ferrara, costruita nel 1887-1888, che proveniva da Sermide dirigendosi verso l’abitato di Bondeno e correndo a fianco degli argini del Panaro, per deviare verso Ferrara. La scelta del luogo più adatto dove costruire la stazione fece discutere il Consiglio comunale tra il marzo e l’agosto 1888, quando fu individuato un tracciato che offriva un doppio vantaggio: la possibilità di fabbricare per far fronte alla carenza di alloggi e la realizzazione di una nuova strada centrale con un accesso alla piazza Castello (poi dedicata al generale Garibaldi nel 1882). L’apertura della via Teodoro Bonati avviò sia lo sviluppo edilizio verso nord, sia la riqualificazione dei terreni attorno al canale di Burana, spazi ortivi e tratti occupati dagli scarichi delle acque. Nel progetto rientrò, oltre al tombamento dello scolo Buranella, la vendita dei relitti stradali attorno alla nuova via, tra i quali la grande area rimasta a sinistra della via di accesso alla stazione tra la piazza e il ponte di legno sull’alveo del Burana, poi destinata nel 1890 a mercato settimanale del bestiame.

Con la fondazione, in seno alla locale Società Operaia di Mutuo Soccorso, della Società Anonima Cooperativa per case operaie in Bondeno (20 luglio 1889) si attuarono i primi piani di espansione del nucleo urbano: scopo, più o meno onorato, della società era sia l’acquisto di vecchi fabbricati per migliorarli, sia la costruzione di nuove case “comode e sane” da cedere a condizioni convenienti “ad azionisti artigiani od operai”.

Lo scavo del secondo tratto del nuovo alveo di Burana iniziò il 27 settembre 1895. Gli imponenti lavori prevedevano anche le opere sussidiarie a garanzia della viabilità, del collegamento con i fondi divisi, dell’efficienza degli scoli. Il tracciato, che riprendeva i progetti settecenteschi, si univa al preesistente manufatto monumentale della Botte, interrompendo definitivamente il raccordo con l’alveo abbandonato mediante la costruzione di un cavedone (pressoché corrispondente, oggi, al tratto di viale Borselli tra la via Vittorio Veneto e via Antonio Pironi). Con quest’opera si riuscì far scorrere separatamente le acque dei due corsi principali: quelle del Panaro continuarono a defluire verso il Po fino a Stellata, mentre quelle del cavo Burana furono portate verso il mare mediante l’escavazione di un canale emissario dalla botte napoleonica fino a Mizzana e di qui immesse nel vecchio alveo del Po di Ferrara-Po di Volano.

Una grande massa di operai lavorò instancabilmente, tanto da finire nove giorni prima del termine stabilito, il 15 ottobre 1897; l’inaugurazione ufficiale avvenne il 25 febbraio 1899: il deflusso delle acque del canale di Burana verso il mare, attraversando la Botte sottopassante il Panaro, lasciava dietro di sé un assetto territoriale decisamente modificato. Il nuovo alveo rasentava l’abitato a ovest, dove rimaneva una vasta area compresa tra la via Scortichino (oggi via Vittorio Veneto) e la piazza XX Settembre (viale Repubblica) a nord, i caseggiati attorno alla chiesa maggiore a est, l’argine sinistro del Panaro a sud, dove sopravvivevano il vecchio cimitero, poi soppresso, e il tratto finale dello scolo Poretto. Restava il problema del risanamento igienico dell’ex alveo del Burana, affrontato tra il 1902 e il 1903 con il concorso nelle spese del Consorzio Interprovinciale di Burana per l’interramento della Canaletta. Il preventivo per il primo lotto comprendeva diverse opere di scavo e murarie (tra cui quelle per la nuova pesa pubblica), la fognatura per la via Teodoro Bonati, acciottolati e marciapiedi; il secondo lotto prevedeva – secondo il progetto dell’ing. Giovanni Boicelli – l’interramento dell’alveo abbandonato sopra alla chiavica Bova (demolita nel 1903-1904), la sistemazione della piazza Umberto I. Il tombamento del Burana fu ultimato nel 1908. Questi lavori, insieme alla costruzione del nuovo ponte in ferro sul Panaro (1898), migliorarono la percorribilità interna e le aree derivanti dalla bonifica, valorizzate da nuovi spazi aggreganti (giardini pubblici, piazzale del mercato, prime case operaie, stazione ferroviaria). Nel 1904 fu completato il nuovo cimitero, realizzato con progetto dell’ing. Boicelli su terreni acquisiti dal senatore Giuseppe Borselli, aree incluse nel complesso della villa Dazio attinenti l’antico alveo del cavo Serra e ora del Burana.

Nei primi anni del Novecento furono presentati progetti di ampliamento del capoluogo; in quello redatto dall’ing. Boicelli nel 1910 si identificavano sette lotti edificabili per la costruzione di case “popolari ed economiche” nell’area prodotta dai lavori del nuovo tronco del Burana, attorno al vecchio cimitero. Le sei strade a divisione dei lotti (vie Cesare Battisti, Nazario Sauro, Ludovico Ariosto, Guglielmo Oberdan, dei Mille e Giuseppe Mazzini) formavano un’ossatura regolare che congiungeva il centro con la nuova urbanizzazione. Nel 1912 fu costruito l’acquedotto e, sulla sponda sinistra del canale di Burana, sorse lo zuccherificio per iniziativa dell’ing. Federico Schiaffino, amministratore delegato della Società Saccarifera Genovese; contemporaneamente furono costruiti i due corpi del palazzo Schiaffino, che andavano a sottolineare l’incrocio tra via Bonati e viale Pironi, mentre si stavano rinnovando, tra gli altri, gli edifici affaccianti sulla piazza Garibaldi, il prospetto della casa natale di Teodoro Bonati, il palazzo Torri (1910-1914). Nel 1913 fu istituita la Scuola Tecnica Comunale e ancora altri progetti per opere pubbliche erano in cantiere, ma il fervore edilizio e sociale si spense con lo scoppio della prima guerra mondiale.

AG, 2011

Bibliografia

Angela Ghinato, La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Bondeno: viaggio nell’archivio, in Le opere e i giorni. 125° anniversario della Società di Mutuo Soccorso di Bondeno, Ferrara, Liberty house, 1996, pp. 19-49; Franco Cazzola, Storie di acque, storie di uomini, in Acque e terre di confine. Mantova, Modena, Ferrara e la bonifica di Burana. Studi nel centenario dell’apertura della Botte napoleonica, a cura di Daniele Biancardi e Franco Cazzola, Ferrara, Cartografica, 2000, pp. 9-14; Gloria Mengoli, La comunità bondenese nell’Ottocento, ivi, pp. 205-216; Andrea Calanca, Amministrazione e spazio urbano: Bondeno tra Ottocento e Novecento, ivi, pp. 217-267; Le terre di Bondeno nelle carte dei periti agrimensori ferraresi (1583-1890), a cura di Angela Ghinato, Comune di Bondeno - Archivio di Stato di Ferrara, Ferrara, Cartografica, 2002.

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