Transpadana ferrarese

Il ponte di chiatte sul Po tra Ficarolo e Stellata di Bondeno attraversato dal corteo funebre del conte Ermanno Giglioli nel 1907 Il ponte di chiatte sul Po tra Ficarolo e Stellata di Bondeno attraversato dal corteo funebre del conte Ermanno Giglioli nel 1907 Ferrara, Istituto di Studi Rinascimentali, Archivio Giglioli, b. 107, fasc. 6, fotografia

Il “territorio ferrarese al di là del Po” comprendeva località rivierasche ora in provincia di Rovigo, sulla sponda sinistra del fiume, strettamente legate alla storia e agli usi di Ferrara, sulla sponda destra del Po.

Due zone tra il Po e la riva destra del Tartaro, da Melara ad Ariano: la prima proprio di fronte a Ferrara, la seconda nel territorio degli attuali Comuni di Ariano, Corbola, Crespino, Papozze, parte del Comune di Adria e Villanova Marchesana.

Di fronte a Ferrara erano Bagnolo di Po, Bergantino, Calto, Canaro, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Ceneselli, Ficarolo, Fiesso (Umbertiano dal 1867, in onore del re Umberto I che visitò il paese), Gaiba, Giacciano, Melara, Occhiobello, Salara, Trecenta, Stienta, Zelo.

I paesi condivisero completamente la storia di Ferrara, facendo parte del Ducato estense fino al 1598, anno della devoluzione che vide rientrare i territori tra quelli dello Stato pontificio, fino all’età napoleonica e al biennio cisalpino (1797-1799). Il Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) stabilì il confine dipartimentale nel Po seguendone il ramo principale (Po Grande) dalla Fossa detta la Polisella (Polesella) alla foce, aggregando la seconda zona della Transpadana alla provincia di Rovigo che passò, insieme al Veneto, sotto il governo austriaco.

Dopo la parentesi seguita alla resa di Ferrara agli austriaci (23 maggio 1799), il 19 gennaio 1801 tornarono i francesi con la seconda Repubblica Cisalpina, poi Repubblica Italiana nel 1802 (con capitale Milano), quindi Regno d’Italia napoleonico nel 1805.

La riorganizzazione territoriale di quell’anno definì i nuovi confini politici e amministrativi. Ferrara rimase il capoluogo del ristabilito Dipartimento del Basso Po, al quale si aggiunsero alcuni territori del Polesine di Rovigo, divisi tra il terzo e il quarto Cantone del primo Distretto con capoluogo Ferrara, il secondo Cantone del secondo Distretto con capoluogo Comacchio e il quarto Cantone del terzo Distretto con capoluogo Rovigo.

Del primo Distretto, terzo Cantone, facevano parte Trecenta con Sariano, Giacciano con Zelo, Bagnolo con Runzi, Ficarolo, Castel Guglielmo, Calto, Ceneselli, Massa Superiore con San Pietro in Valle, Salara, Bariano e Castelnuovo. Ancora nel primo Distretto, ma quarto Cantone: Fiesso con Bagnacavallo, Tessarolo, Ospitaletto e San Donato, Pincara, Frassinelle, Canaro con Garofalo, Paviole e Bresparola, Occhiobello con Ponte, Santa Maria Maddalena e Gurzone, Stienta con San Genesio e Bonello, Gaiba con Caselle e Tomaselle. Del secondo Distretto, secondo Cantone andarono a far parte Ariano con San Basilio e Rivà; del terzo Distretto, quarto Cantone, Crespino con Selva Ferrarese, Polesella con Raccano e Salvadeghe, Guarda Veneziana, Pontecchio con Bosaro, Villanova Marchesana con Canalnuovo, Papozze, Gavello.

Non deve sembrare, questa, un’arida lista, ma piuttosto una panoramica su lembi di territorio che hanno conosciuto una storia più movimentata, toponimi che lasciano trasparire un passato ferrarese, come ferrarese è ancora il dialetto che si parla in molte delle località.

Nel giro di pochi anni la sistemazione territoriale-amministrativa subì ancora modifiche: la geografia politica del 1812 registrava l’accorpamento di alcuni comprensori e il frazionamento di altri. Nel primo Distretto, con capoluogo Ferrara, le terre della Transpadana erano divise ancora tra il terzo Cantone (Ficarolo, Massa Superiore con San Pietro in Valle, Bariano e Castelnuovo, Calto, Ceneselli, Salara, Gaiba con Caselle e Tomaselle, Stienta con Bonello e San Genesio) e il quarto Cantone (Comune di Fiesso con Bagnacavallo, Tessarolo, Ospitaletto, San Donato; Pincara, Frassinelle, Occhiobello con Gurzone e Ponte Santa Maria Maddalena, Canaro con Garofalo, Paviole e Bresparola), riunite sotto la Cancelleria di Fiesso.

Il Congresso di Vienna (1815) decretò che il Po segnasse il confine tra il Lombardo-Veneto e lo Stato della Chiesa, decidendo così il passaggio alla provincia di Rovigo della Transpadana Ferrarese, le cui parrocchie dal 1819 andarono a far parte della diocesi di Adria, sotto la giurisdizione del patriarcato di Venezia. Il confine tra le province di Ferrara e Rovigo fu confermato definitivamente nel 1866, quando il Veneto passò all’Italia unita dopo la terza guerra di indipendenza.

Terra dai confini fragili, fu attraversata dai conflitti che videro di fronte Ferrara e la Serenissima, culminati nella “guerra del sale” (1482-1484) alla fine della quale il duca Ercole I d’Este dovette cedere la maggior parte del Polesine di Rovigo. Alla pace di Bagnolo Mella che concluse la guerra si riconduce la definizione di “Transpadana ferrarese”, di cui facevano parte le terre “salvate” dal trattato comprese tra il canale di Ostiglia a ovest, il Tartaro a nord, il Poazzo a est; nella stessa occasione alcune località polesane furono divise: ne sono un esempio Guarda Ferrarese e Guarda Veneta (detta poi anche Guarda Austriaca).

La decisa politica patrimoniale degli Estensi si rispecchia ancora, nell’Ottocento come oggi, nel territorio della Transpadana: in alcuni toponimi come le Presciane, in territorio di Canda, dove i lavori di bonifica vennero avviati da Prisciano Prisciani che ebbe un esteso appezzamento come premio per la nomina a fattore generale della Casa d’Este; o come Pincara, di cui fu investito nel 1473 l’alto funzionario della corte estense Guglielmo Pincari che intraprese le prime opere di bonifica; così come nell’eco dei nomi della nobiltà ferrarese di nomina estense, persone che vi abitarono e che, investendo capitali, resero fruttiferi ampi brani di terre.

Di Serravalle, per esempio, erano conti i Giglioli – con ampi interessi a Villanova Marchesana, Canalnuovo e zone limitrofe – dei quali esiste ancora la “villeggiatura” di Ficarolo, ereditata dai conti Saracco. In quella dimora, circondata da vasti appezzamenti messi a coltura, abitò da ultimo, con la sua famiglia, il conte Ermanno (1846-1907) che fu anche assessore e sindaco della località, nonché promotore del ponte di chiatte tra Ficarolo e Stellata di Bondeno (inaugurato il 5 agosto 1906) e sostenitore della “Zucchereria Nazionale”. Per la sua posizione strategica a due passi dell’argine del Po, la villa ebbe un preciso compito di “sentinella” del territorio anche nel 1866, durante la terza guerra di indipendenza, quando il generale Enrico Cialdini, comandante dell’armata italiana schierata a sud del Po verso Mantova e Rovigo, vi stabilì il suo quartier generale.

A Calto un “palazzo con giardino, orto e botteghe [...] corredato di muraglie”, di una casa “per li boari”, di fabbricati di servizio e di un fienile apparteneva alla famiglia Riminaldi, poi Saracco dopo la morte del cardinale Giovanni Maria (1718-1789); gli stessi detenevano proprietà a Bariano, Boara, Massa di Sopra, Bergantino, Castelnovo e nella Bonificazione di Zelo.

E, ancora, il marchese Alessandro Fiaschi, uno dei grandi possidenti della Transpadana, faceva misurare, nel 1814-1815, i 92 ettari delle sue terre concesse a livello ad meliorandum (per “migliorarle” e renderle fertili) situate a Gaiba, Massa Superiore e Ficarolo. Così come proprietari di vaste estensioni – 56 livelli tra Stienta, Ficarolo, Salara, Melara, Zelo, Gaiba, Massa Superiore, Sariano, Fiesso, Ceneselli, Occhiobello e Bosaro – erano i conti Masi, una cui discendente, Paolina (nata nel 1853) sposò il citato conte Ermanno Giglioli.

Il passato riecheggia anche nelle pietre “parlanti” di Badia Polesine, che trae il nome dall’abbazia della Vangadizza dove vollero la loro sepoltura Alberto Azzo II d’Este, fondatore del ramo ferrarese, e la moglie Alisa; di Bergantino con il ricordo del ricco mercante Giovanni Romei che ebbe numerose terre dal duca Borso d’Este; e ancora di Calto, dove fu capitano generale del Polesine Nicolò Ariosto, padre del poeta Ludovico che ricorda la località nella Satira I citando allusivamente il suo rifiuto di seguire il cardinale Ippolito d’Este in Ungheria («A Filo, a Cento, in Ariano e a Calto arriverei, ma non fino al Danubio, ch’io non ho piè gagliardi a sì gran salto»); di Castelguglielmo, dove era una fortificazione di Guglielmo Adelardi poi donata dagli Estensi alla famiglia Cammelli e passata ai nobili Cybo di Massa Carrara, dei quali Alderano sposò Marfisa d’Este; di Ceneselli (Cenexie), ricordata nella Cronaca di Ugo Caleffini in occasione di una violenta burrasca che investì il territorio l’ultimo giorno di agosto del 1493 atterrando «da 54 case» e uccidendo «infinitissimo ucellame»; di Melara con il suo palazzo estense e di Occhiobello, affidato ai conti Contrari. Sulla via Eridania, infine, sorge la villa Savonarola, già residenza di campagna della famiglia ferrarese, mentre a Pontecchio il duca Ercole I d’Este aveva «48 belle possessione, et altri citadini possessione 56», tutte sommerse nel 1480 da una rotta del Po.

È del 7 marzo 1814 la Nota dei maggiori possidenti del Cantone di Ficarolo (il cui estimo catastale ammontava a 475552.63 scudi) desunta dai registri del Censo di Ferrara (scaricabile in allegato), nella quale spiccano i nomi appena citati insieme a tanti altri più o meno conosciuti, tra i quali il “danaroso” Galeazzo Massari, uno dei “nuovi” nobili di nomina napoleonica.

La maggior parte delle terre era ancora nelle mani degli antichi proprietari alla fine dell’Ottocento, ma la Transpadana, come detto, aveva cambiato giurisdizione nel 1815, passando alla provincia di Rovigo.

AG, 2011

Bibliografia

[Giulio Mazzolani], Diario ferrarese MDCCCXIII, in Ferrara, per Francesco Pomatelli, 1808; Id., Diario ferrarese MDCCCXII, Ferrara, Pe’ Socj Bianchi e Negri al Seminario, 1812; Arnaldo Sivieri, La fine della transpadana ferrarese e la sua possibile rinascita, Abano Terme (Padova), Flaiana, 1996; Angela Ghinato, Piccole storie di antiche terre. Appunti storici e spunti di ricerca tra XVI e XIX secolo, in Transpadana Ferrarese. Terre e genti di confine, Ferrara, Comunicarte, 2000, pp. 13-69; Maria Rosa Mingardi, Raffaele Ridolfi, Carla Licata, Vicende e personaggi della valle alta del Po. Fra Cinquecento e Ottocento, Ferrara, Nuovecarte, 2005; Ugo Caleffini, Croniche 1471-1494, «Monumenti» della Deputazione provinciale ferrarese di storia patria, vol. XVIII, 2006; Angela Ghinato, Nella “villeggiatura” di Ficarolo: le terre, la gente, la vita, in Ugo Soragni, Angela Ghinato, Villa e villeggianti nella terra di Ficarolo, Rovigo, Minelliana, 2009, pp. 65-161.

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