I centri urbani: Copparo

La piazza del mercato e il palazzo municipale nel 1902. Dietro al palazzo si riconosce la torre superstite del palazzo estense La piazza del mercato e il palazzo municipale nel 1902. Dietro al palazzo si riconosce la torre superstite del palazzo estense cartolina, collezione privata

Dipendente dal Distretto di Ferrara, il quinto Cantone di Copparo (residenza di Municipalità), a seguito del decreto napoleonico del 1805 comprendeva i Comuni di Coccanile con Ambrogio, Cesta e Zenzalino, Sabbioncello di Sopra con Sabbioncello di Sotto, Gradizza e Fossalta, Saletta con Tamara, Corlo e Correggio, Guarda Ferrarese, Ro con Rovina (Ruina) e Zocca, Formignana con Tresigallo, Cornacervina, Rero e Finale, Cologna con Fossasamba.

Dodici anni più tardi, dopo la caduta di Napoleone e la restaurazione dello Stato pontificio appoggiato dall’Austria, un nuovo ordinamento amministrativo vedeva Copparo sede di governatorato con giurisdizione mandamentale, comprendente gli “appodiati” (frazioni) di Coccanile con Ambrogio e Piumana; Formignana con Tresigallo; Rero con Finale; Saletta con Tamara; Sabbioncello di Sotto con Sabbioncello di Sopra, Fossalta e Gradizza; Cologna con Berra e Serravalle; Guarda con Ro e Zocca; Ruina. La località detta Le Venezie (poi, dal 1911, Jolanda di Savoia, in onore della figlia di Vittorio Emanuele III) diventò frazione a seguito delle grandi opere di bonifica.

Il frequentato mercato cittadino si teneva a Copparo ogni venerdì dal 20 maggio 1752, come stabilito dall’editto del cardinale legato Giovanni Battista Barni; la fiera annuale di San Pietro fu istituita nel 1817 con editto del cardinale legato Tommaso Arezzo: nei giorni 28, 29 e 30 giugno non era richiesto il versamento di tasse di posteggio o di altri balzelli a chi esponeva le proprie merci nelle strade e nelle piazze per una fiera franca molto importante, vivace e affollata.

Una grave carestia causata da forti nevicate invernali seguite da continue piogge che guastarono i raccolti, investì il territorio tra il 1853 e il 1855, anno in cui scoppiò una terribile epidemia di colera che decimò la popolazione. Nel dicembre 1859 – anno dell’annessione del territorio al governo delle Romagne – si modificava ancora la competenza amministrativa: Copparo diventava sede di Comune, al quale furono aggregate le “delegazioni” di Copparo con Cesta; di Coccanile, Ambrogio, Saletta, Tamara e Gradizza; di Sabbioncello con Sabbioncellino; di Fossalta, Formignana, Tresigallo, Rero e Finale; di Guarda con Ro, Zocca e Ruina; Cologna con Berra e Serravalle. Fino al 1889 le delegazioni disponevano di patrimonio e bilancio propri; nel 1909, accogliendo le istanze prolungatesi per anni di alcune frazioni del Mandamento, il Comune agricolo più esteso e più popoloso d’Italia venne diviso in entità di minori dimensioni, con la creazione, oltre a Copparo, dei Comuni di Ro, Berra, Formignana, Le Venezie.

Tra acque e terra, il grosso borgo formato da numerose “corti” conobbe un definitivo assetto urbano a partire dalla fine dell’Ottocento. Era dominato dal castello di Ercole II d’Este, il «real palagio» nel cui antistante slargo o nelle immediate vicinanze convergevano le strade degli agglomerati circostanti, nati attorno a insediamenti più antichi (come, per esempio, la zona più alta rispetto all’attigua pianura, frutto della copertura dei resti di un lazzaretto che nel XVII secolo era stato incendiato dopo un’epidemia di peste); presso snodi viari rilevanti come l’incrocio delle strade che portavano l’una alla tenuta di Zenzalino e l’altra al palazzo già estense; vicino a costruzioni di servizio come la fornace dove si cuocevano i mattoni.

Borgate nel borgo, piccole “corti”, faticosi assi viari dove agli inizi del Novecento iniziò la costruzione di case, di dimore importanti, del teatro comunale voluto da Enrico De Micheli, mentre lo sviluppo urbano non cancellava le tracce delle borgate, lasciando sopravvivere spazi chiusi come la piazzetta dei moléta (gli arrotini che vi si collocavano nel giorno del mercato) e i cortili incastonati uno dentro l’altro della Turchea.

Il palazzo municipale fu costruito sotto la direzione dell’ingegnere ferrarese Luigi Boldini nel 1875 sui ruderi del demolito palazzo estense (poi Barberini), devastato da un furioso incendio nel 1808. Sopravvisse alla distruzione solo una delle cinque torri del castello: al Turiòn, la torre estense. Un processo per tappe, la formazione del tessuto urbano di Copparo, allargatosi sempre attorno all’antico fulcro estense, attorno a quel castello divenuto casa comunale: strade, fognature e marciapiedi assestati, giardini, fino alla piazza Vittorio Emanuele II – sede del mercato –, al foro boario, alla caserma dei Regi Carabinieri e all’asilo infantile aperti nel 1901, e ancora alla stazione, alle scuole e alle carceri, in una successione chiaramente leggibile nelle mappe catastali del 1833, 1863, 1882 e 1913, in una sequenza che rispecchia pienamente e di pari passo la dilatazione demografica, la crescita sociale della comunità, la modernizzazione urbanistica.

Poco distante, un grosso borgo faceva capo all’antica villa di Zenzalino, dove si lavorava nel cantiere della riedificazione (1810). Sulla strada per Formignana, presso l’argine sinistro del Volano, Sabbioncello San Vittore, un altro tranquillo borgo dominato dalla quattrocentesca villa della Mensa di Ferrara, “villeggiatura” vescovile.

La sistemazione territoriale investì anche le frazioni, particolarmente nei loro edifici religiosi: a Gradizza si mise mano alla ricostruzione di chiesa dedicata ai santi Lorenzo e Vito (1813); a Saletta si innalzò la suggestiva chiesetta di San Michele arcangelo (1810-1842); a Tamara si ricostruì interamente quella di San Giovanni Battista (1839).

Il fragile equilibrio del territorio fu scombussolato dalle rovinose rotte dell’argine destro del Po a Ro e a Guarda Ferrarese nel maggio del 1872: le campagne di Ro, Guarda, Cologna e Berra rimasero per diverse settimane interamente coperte dalle acque che, superando gli argini del Canal Bianco, si riversarono nelle valli della Bonificazione estense. L’evento disastroso provocò anche la perdita dei raccolti, ma, d’altra parte, diede impulso alla seconda grande bonificazione. Nello stesso anno, infatti, la Società Bonifica Terreni Ferraresi aveva iniziato ad acquistare dai proprietari della zona le terre incolte e paludose, e in seguito alla grande alluvione molti possidenti decisero di cedere le loro terre sommerse, che nel giro di un decennio si convertirono in 22 ettari di terreno produttivo. Gli importanti lavori di bonifica, oltre a far nascere la nuova componente sociale del proletariato agricolo, portarono a un considerevole aumento della popolazione, prima per il supporto ai lavori, poi per lo stanziamento nelle “nuove” terre. Gran parte dei terreni bonificati fu venduta o affittata nel 1877 alla “Società Immobiliare Anonima Lodigiana” e alla “Società di Esportazione Agricola Cirio”: la nuova gestione delle terre portò alla crescita del proletariato agricolo, al rafforzamento del contratto di boaria e alla parallela crisi della piccola proprietà e della mezzadria. La maggioranza dei lavoratori era composta da bracciantato avventizio stagionale che viveva in condizioni difficili, ancor più complicate da malattie endemiche (pellagra, malaria) ed epidemiche (colera) che ancora colpirono duramente negli anni Ottanta, attecchendo facilmente nell’ambiente delle terre bonificate, in una popolazione dal regime alimentare estremamente povero.

In questo contesto trovò spazio, comunque, il processo di diffusione dell’istruzione elementare, tanto che nel Comune di Copparo intorno all’ultimo ventennio dell’Ottocento quasi ogni frazione o borgata aveva una propria scuola, pur se con una sola prima classe inferiore collocata per lo più in locali di fortuna. Per dare una sede adeguata alle scuole, il Comune si attivò fin dal 1885, per arrivare, tra il 1889 e il 1890, alla realizzazione ultimata degli edifici scolastici di Copparo e di tutte le frazioni. Le nuove costruzioni andarono ad arricchire la trama urbanistica di un grande paese che stava conoscendo uno sviluppo rapido nonostante le difficoltà.

Accanto al fervore edilizio, il crescente impegno sociale vedeva la nascita della Congregazione di Carità, della Società Operaia di Mutuo Soccorso e di un centro pubblico di lettura; la Cassa di Risparmio fu istituita con rogito del 26 aprile 1872.

L’ospedale mandamentale “San Giuseppe” fu costruito nei primi anni del Novecento, quando venne anche attivata la tratta di ferrovia Copparo-Ferrara: il primo treno sbuffante arrivò da Ferrara alle dieci del mattino del 21 settembre 1903, giorno dell’inaugurazione. Fu un evento straordinario anche per la rapidità con cui venne ultimata l’impresa: la linea, infatti, era stata concessa nel febbraio del 1902. Le cronache dei festeggiamenti tramandano le immagini, in rapida successione, di una folla entusiasta, dei discorsi delle autorità, delle esibizioni di bande, di gare di tiro a segno e fuochi d’artificio, di un banchetto per 180 invitati allestito all’interno e all’esterno del palazzo comunale: in qualche modo, dal centro alla periferia, dall’originario perno attorno al quale ruotava la vita all’ultima innovazione tecnologica, si chiudeva uno degli immaginari cerchi concentrici che avevano definito per tappe la forma urbis di Copparo.

AG, 2011

Bibliografia

Franco Cazzola, La bonifica del Polesine di Ferrara dall’età estense al 1885, in La grande impresa degli Estensi, Ferrara, Consorzio di Bonifica 1° Circondario Polesine di Ferrara, 1991, pp. 103-251: 240-241; Giusberto Pellizzola, Andrea Vallieri et alii, Un treno per Copparo. Storia della ferrovia, Comune di Copparo (Ferrara), 1998; Copparo. Volti Luoghi Memorie, a cura della Associazione Culturale “Città di Copparo”, [stampa Cento, Ferrara, Siaca Arti Grafiche], 1998; Luciano Maragna, Il Risorgimento a Copparo, Ferrara, Corbo, 2004; Isabella Fedozzi, Katia I. Canella, Le radici e la pianta. Cent’anni di Scuole Elementari di Copparo 1906-2006, Edizioni del Comune di Copparo, 2007; Angela Ghinato, Il paesaggio, le emergenze, i borghi, la gente: percorsi sul territorio storico, in Gente di terra e di acque. Il Comune di Formignana nel Centenario della fondazione (1909-2009), a cura di Delfina Tromboni, Ferrara, Nuove Carte, 2009, pp. 9-38.

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