Carceri

Prigione detta "dell'ufficiale francese", particolare di una scena di fucilazione, età napoleonica Prigione detta "dell'ufficiale francese", particolare di una scena di fucilazione, età napoleonica Castello Estense, Torre Marchesana (Archivio della Provincia di Ferrara)

Durante l’età napoleonica Ferrara contava diversi luoghi di detenzione, spesso ricavati da spazi all’interno di conventi e altri (ex) luoghi di culto requisiti da governo francese agli Ordini religiosi soppressi. Il sovraffollamento rappresentava il principale problema, risolto destinando a carcere parti di diversi edifici situati nel centro della città, per un più agevole controllo da parte delle autorità. Furono individuati allo scopo spazi nell’Arcivescovado (descritti soffocanti, con finestre anguste e latrine straripanti), nell’ex convento di San Domenico e nel Castello estense, dove nei pressi della torre Marchesana la cosiddetta “prigione dell’ufficiale francese” (da uno dei graffiti alle pareti che quasi narra gli ultimi giorni di un militare francese in attesa di esecuzione) testimonia che i fondi di torre hanno ospitato prigionieri anche in età post-estense. Il palazzo della Ragione, sede del Tribunale, aveva le proprie celle, mentre l’ospedale per i detenuti si trovava nell’ex convento dei Gesuiti in via Borgo dei Leoni.

L’affollamento e il rischio di diffusione di malattie accelerarono i lavori di adattamento di alcuni ambienti del convento di San Paolo (utilizzato dall’Ordine dei carmelitani, soppresso da Bonaparte), dove l’Amministrazione Centrale del Dipartimento del Basso Po aveva collocato già nel 1798 una “casa provvisoria d’arresto” per vigilare i reclusi provenienti anche da fuori città.

Agli inizi dell’Ottocento le condizioni delle celle di San Paolo erano pessime e il rischio di epidemie era molto alto, sia per la scarsità di spazio e l’inadeguatezza della struttura, sia per l’alimentazione scadente. Il medico delle carceri suggeriva il rimedio per arginare la diffusione di malattie anche mortali tra i carcerati: concedere una razione giornaliera di vino, in aggiunta a quella quotidiana di pane e acqua, poiché un esperimento in tal senso aveva dimostrato la diminuzione del numero degli ammalati.

Con la Restaurazione (1815), le carceri furono ampliate e presero il nome di “carceri civili e criminali”. I rilevanti, costosi ma indispensabili lavori per la riconversione e la manutenzione dell’ex convento continuarono lungo l’Ottocento, perché il degrado edilizio (testimoniato fin dal 1804) ed igienico-sanitario della struttura andava sempre peggiorando. Un rapporto del 20 gennaio 1882 stilato dalla “Commissione vigilatrice” riporta che in un unico locale del secondo chiostro (ex refettorio) erano rinchiuse 70 persone, mentre articoli comparsi nella «Gazzetta Ferrarese» (25, 26, 27 gennaio 1886) restituiscono un triste quadro della situazione: attorno a San Paolo l’aria era irrespirabile per i miasmi deleteri provenienti dalle latrine del carcere; la sezione femminile era quanto di più inumano si potesse immaginare; la stanza da bagno era praticamente inutilizzabile; i cortili dei due chiostri e quello “dei carri” (su via Capo delle Volte) erano stati ridotti ad acquitrini dalle acque piovane. Il complesso, al quale si accedeva da via Boccaleone (attuale n. 19), era ancora adibito a carcere nel 1892, ma nei primi anni del Novecento fu chiaro che non era più adatto alla detenzione di così numerose persone.

Il contratto di permuta datato 4 maggio 1906 decretò la cessione da parte del Demanio al Comune di Ferrara del “carcere giudiziario di San Paolo”; il Comune, da parte sua, cedeva allo Stato un’area in via Piangipane. In quello spazio sorse il nuovo carcere cittadino, inaugurato nel 1912: il 14 settembre i 104 detenuti – di cui 10 donne – furono trasferiti nel nuovo edificio.

La redazione, 2012

 

Bibliografia

Marco Borella, La prigione dell’ufficiale francese, «Ferrara Storia», I, 5, ott.-nov. 1996, p. 36; Francesco Scafuri, Il complesso di San Paolo da carcere comunale a struttura polivalente, «Bollettino della “Ferrariæ Decus”», 15, 12 maggio 1999, pp. 103-129; Antonio Vergoni, Un viaggio profondo nella storia delle carceri a Ferrara. Le nostre prigioni (seconda puntata), 12 aprile 2011 (www.occhiaperti.net).

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