Cooperazione

Fac-simile di titolo azionario della Società Anonima Cooperativa di Bondeno costituita nel 1890 , tratto da R. Sitti, I. Marighelli, Un secolo di storia del movimento cooperativo ferrarese 1860-1960, Editrice Cooperativa, Roma, 1960 Fac-simile di titolo azionario della Società Anonima Cooperativa di Bondeno costituita nel 1890 , tratto da R. Sitti, I. Marighelli, Un secolo di storia del movimento cooperativo ferrarese 1860-1960, Editrice Cooperativa, Roma, 1960

Dagli anni Sessanta dell’Ottocento erano stati diversi e numerosi i tentativi di formare cooperative di produzione e lavoro, progetti coraggiosi che fallirono nel giro di pochi anni non riuscendo a rafforzarsi per la generale mancanza di fondi da investire. Tra cooperative di produzione e lavoro – dove i soci sono al tempo stesso produttori e lavoratori – e cooperative di consumo – dove i soci-consumatori acquistano e rivendono beni di qualità a condizioni migliori e senza intermediari –, non furono facili gli esordi della cooperazione ferrarese, che tuttavia rappresentò sempre una realtà in forte movimento.

Il germe della cooperazione ferrarese, con i primi esperimenti nel campo del consumo, è da ricercare nella più antica Società Operaia Maschile di Mutuo Soccorso, creata nel 1860, che promosse un Forno Sociale, aperto a Ferrara tre anni più tardi grazie ai fondi provenienti dal prestito sociale con il concorso dell’amministrazione comunale. Se la vita del Forno fu breve e complicata, l’esperienza fu basilare per l’avvio di un Magazzeno Cooperativo di Consumo, aperto al pubblico il 1° settembre 1868 e attivo per dieci anni tra mille difficoltà fino alla morte del presidente, Felice Cavalieri (fondatore, tra l’altro, della Banca Mutua Popolare di Ferrara). Inizialmente dedito alla vendita di farine e paste, già dall’ottobre seguente il magazzino allargò lo smercio a caffè, zucchero, sapone, aromati, amido, candele steariche, farina, fava ed orzo.

La prima cooperativa di produzione e lavoro della provincia nacque a Bondeno a seguito della rotta del Po (23 ottobre 1872) che aveva allagato quelle terre immobilizzando l’agricoltura; fondatore della Cooperativa delle Operaje Tessitrici di Bondeno Ferrarese fu l’allora assessore Gioacchino Napoleone Pepoli (ministro del governo Rattazzi e sindaco di Bologna, con residenza estiva presso Bondeno), sostenuto da Luigi Luzzatti (senatore e teorico della cooperazione), dal Comune e dalla marchesa Federica di Hohenzollern, moglie di Pepoli, che ebbe la presidenza della società. L’originale progetto prevedeva, a lungo termine, l’interazione tra agricoltura e industria anche tramite un’importante qualificazione del lavoro femminile, ma naufragò presto, nel 1877, a causa di un credito non riscosso.

La prima cooperativa di consumo di cui si ha notizia nel Ferrarese è quella di Cento, costituita nel 1875 e fallita sei anni più tardi.

In tutta la provincia nascevano via via associazioni di generi diversi: dall’Unione cooperativa di consumo i cui soci erano impiegati, professionisti, docenti e pensionati di Ferrara (1889; probabile derivazione dell’analoga Società di mutuo soccorso del 1871) all’Unione cooperativa rurale tra i dipendenti dell’azienda agricola “F.lli Spisani” di Cologna Ferrarese (1897), alla Cooperativa farmaceutica di Guarda Ferrarese (1897); dalla prima cooperativa di matrice socialista di Voghiera (1898) poi estesa a Voghenza, Ducentola e Gualdo (1901) con 150 soci e dalla quale ebbe origine alla cooperativa di consumo di Portomaggiore (1903), alle cooperative di consumo di Codigoro (1903, nata dalla Fratellanza Artigiana di Mutuo Soccorso), di Poggio Renatico (1903), di San Biagio d’Argenta (1904), alla nuova cooperativa di consumo di Boccaleone (1905).

Dal 1888 si erano formate in tutto il Ferrarese Società braccianti e Società braccianti e costruttori – associazioni ibride, in quanto a metà strada tra le cooperative di lavoro e quelle di produzione – associati in autogestione: tra il 1888 e il 1889 a Berra, Ferrara, Bondeno, Voghiera, Voghenza, Formignana, Roncodigà Cologna, Copparo, Serravalle, Guarda, nel Basso Ferrarese (la cui Sezione Po includeva i Comuni rivieraschi tra Copparo e Mesola), Casumaro, Argenta; nel 1890 a Vigarano, San Martino, Poggio Renatico; oltre a cooperative di sarti, di calzolai, di barbieri, a società cooperative come quella degli operai braccianti ed artieri di Villa di Guarda, Ro, Zocca, Francolino, Tamara (1890), per la costruzione di case economiche a Bondeno (1890) e di case operaie a Ferrara (1890); la società cooperativa braccianti di Ariano, Massenzatica, Santa Maria in Bosco (1891); la società cooperativa tra operai, braccianti, muratori e affini di Ferrara (1891)... e l’elenco potrebbe continuare coinvolgendo ogni centro della provincia.

L’intento delle classi meno agiate – in particolare braccianti e operai – di tramutare il proprio stato di necessità in una risorsa per modificare le cose, di assicurarsi “pane, libertà e giustizia”, ruotava attorno al cardine dell’esigenza di intervenire sul territorio per opere di pubblica utilità. E proprio sul finire dell’Ottocento il movimento cooperativo interpretava appieno quell’intento, mettendo in gioco operai e braccianti in prima persona per trasformarli in imprenditori di loro stessi.

Il 19 dicembre 1896 nacque una prima forma di consociazione nella Federazione delle Cooperative di Produzione e Lavoro della Provincia di Ferrara, Bologna e Ravenna con sede ad Argenta, che si rifaceva al modello della prima associazione bracciantile, quella di Ravenna fondata nel 1883.

Gli sconvolgimenti sociali di fine secolo, le proteste e gli scioperi sfociati in processi contro i dimostranti accusati di reati «contro la libertà del lavoro», misero all’angolo il movimento cooperativo, costringendolo a segnare il passo.

La materia della cooperazione diede adito a discussioni, a un lungo dibattito teorico, a polemiche tra socialisti e moderati, fino alla convocazione da parte della Federazione provinciale delle leghe tra i contadini del primo congresso dei cooperatori ferraresi, fissato per l’11 ottobre 1903. Il fine dell’incontro era di dare vita a una Federazione Provinciale delle cooperative di produzione e lavoro. Al primo congresso, che si tenne solo alla vigilia di Natale nei locali della Camera del Lavoro e vide nascere la Federazione (presidente ing. Ugo Mongini, segretario Raffaele Mazzanti), ne seguirono altri, più o meno condivisi, che si intrecciarono ai fatti nazionali (per esempio la guerra di Libia), creando schieramenti e ancora scissioni politiche tra i cooperatori.

In età giolittiana (1901-1913) i sodalizi della Federazione furono qualificati quali «tesoro di attività e di virtù», una ricchezza che, muovendo i primi passi tra associazioni di stampo mutualistico e soccorsista, aveva «introdotto l’idea e la pratica della solidarietà operaia» – come scrive Delfina Tromboni – in una tra le province italiane più povere, in un momento in cui il Ferrarese vedeva forti investimenti di capitali, per la maggior parte stranieri, nelle grandi opere di bonifica.

Tra complicate vicende politiche si era tenuto il V congresso provinciale delle cooperative il 31 gennaio 1914, che, secondo le cronache («La Scintilla», 8 febbraio 1914), aveva sollevato una «discussione vivace e contraddittoria» sulla cooperazione agricola, riconoscendo, infine, la debolezza della cooperazione di consumo, da accrescere mediante la realizzazione di un «magazzino centrale per il rifornimento delle cooperative della provincia», per il quale però servivano forti mezzi finanziari di cui «purtroppo» la cooperazione ferrarese non poteva disporre.

Iniziava così il declino, concluso in un paio di anni, della Federazione provinciale, mentre l’economia ferrarese era dominata dal neonato Consorzio provinciale delle cooperative di produzione e lavoro, fondato da 14 cooperative e operativo dal 1913 con la presidenza di Quirino Lugli e sotto l’esperta guida del direttore amministrativo Raffaele Mazzanti.

 

AG, 2011

Bibliografia
Renato Sitti, Italo Marighelli, Un secolo di storia del movimento cooperativo ferrarese, 1860-1960, Roma, Editrice Cooperativa, 1960; Anna Rosa Remondini, La cooperazione di consumo nella provincia di Ferrara dalle origini al 1972, Bologna, Clueb, 1982; Delfina Tromboni, Dal mutualismo alla cooperazione: il percorso ferrarese (1860-1960), in Emilia Romagna Terra di cooperazione, a cura di Angelo Varni, Bologna, Eta/Analisi, 1990; Delfina Tromboni, «A noi la libertà non fa paura...». La Lega Provinciale delle Cooperative e Mutue di Ferrara dalle origini alla ricostruzione (1903-1945), Bologna, il Mulino, 2005.

Letto 2271 volte

Istituto di Storia Contemporanea - vicolo Santo Spirito, 11 - 44121 Ferrara
Telefono e fax: 0532/207343 - email: isco.ferrara@gmail.com - sito: http://www.isco-ferrara.com/